L’infantile manipolazione della pubblicità

Ultimamente, forse non a caso, sta girando la traduzione di un vecchio articolo di Noam Chomsky sulla manipolazione delle masse da parte dei media e della politica. Sembra che nell’era dell’informazione, chi fa comunicazione e marketing debba essere necessariamente in grado di influenzare i comportamenti delle persone e deviare l’interesse dei media a proprio piacimento.

Secondo alcuni linguisti del MIT l’ambiguità nei linguaggi è un vantaggio, ne aumenta l’efficacia perchè stimola i nostri meccanismi cognitivi. E per chi scrive e si occupa di pubblicità c’è forse un errore da provare ad evitare, quello di rivolgersi al pubblico come dei bambini scrive Chomsky:

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

In diretta dalla mensa della scuola

I blog servono a raccontare storie che probabilmente non avremmo mai conosciuto ed a descrivere la realtà di tutti i giorni.

Una bambina di 9 anni insieme al padre ha aperto Never Seconds, un blog culinario dove pubblica le foto del vassoio della mensa scolastica: con una macchina fotografica correda ogni immagine con un commento sulla qualità del cibo, la pulizia, il numero di bocconi e la quantità di capelli e il colore del polsino indossato.

Il blog è abbastanza curato, ha ricevuto molto traffico tanto che in soli 18 giorni il padre è stato ricevuto dal Local Council per chiedere suggerimenti sul miglioramento del servizio incluso l’aumento delle porzioni.

Via [RivistaStudio]

Il primo videoclip con la Timeline di Facebook è di Katy Perry

Doveva arrivare prima o poi ad alti livelli: domenica ai Billboard Music Awards la pop star Katy Perry ha presentato il nuovo videoclip Wide Awake realizzato usando la Timeline della sua pagina di Facebook partita nel Maggio 2010 e che ora ha raggiunto più di 43 milioni di like anche grazie a questo video.

Chissà quanto sarà costato ma sicuramente avrà attratto tanti teenager e il ROI sarà stato spettacolare: qualcuno diceva che Facebook non è ancora adatto per promuovere gli artisti ma invece credo che se verrà migliorata la gestione degli eventi e le pagine brand avranno un player decente (possibilità di creare playlist, fare embed delle canzoni, usare a pieno il bottone “Listen”) sarà sicuramente il luogo migliore per avere un contatto diretto con i musicisti.

Se vuoi fare anche tu un video del genere puoi provare Timeline Movie Maker.

Te lo ricordi il RoyalCamp?

Un caro amico mentre svuotava il desktop ha trovato questa vecchia brochure del RoyalCamp, te lo ricordi? Era l’idea del primo BarCamp del Sud poi gli amici di Matera furono più bravi e fecero delle belle edizioni in un posto altrettanto magnifico.

E l’intento era anche quello di parlare di turismo, sostenibilità e possibilità per le PMI di sviluppare un sano business attraverso la Rete. Ora di recente mi sono dato da fare in Libere Conversazioni a Teatro, evento che ha la stessa apertura di un BarCamp, segue solo un canovaccio ma è aperto a tutti non più solo agli early adopters come allora.
E poi ho intenzione di dar via ad una rassegna di Corsi di divulgazione digitale qui al Sud, a Caserta, a costi contenuti (e anche gratis se ci riesco) affinchè si faccia un po’ di alfabetizzazione informatica, sia a livello più semplice che avanzato.

Le difficoltà sono le stesse del 2007 ma mi pare che in generale la situazione sia migliorata, c’è più attenzione al digitale, al fare impresa, alla formazione anche se non qui a Caserta dove mi piacerebbe riempire questo buco prima di volare definitivamente per altri lidi.

Moriremo Qualunquisti

Con Facebook tutti diventano portinaie. E poi i giovani sono mezzi deficienti. Se va via la luce non sanno più cosa fare. Diventano degli zombie, stanno tutto il giorno davanti al monitor in attesa dell’apparizione della Madonna. Per non parlare dei milioni di sfigati che dormono con i cinguettii sotto il cuscino…
Mia madre era una grande lavoratrice. Aveva fatto solo la quinta elementare ma riconosceva le cose di qualità da lontano. Una volta mi disse:”Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. All’improvviso, mi si sono sgretolati anni di convincimenti libertari e di mentalità radicale. Ero più avanti io che teorizzavo l’amore libero o lei che aveva avuto un solo uomo? Rivoluzionaria.
Noi italiani siamo dei leccaculo completamente inaffidabili. Siamo come i due capitani al telefono dopo l’incidente della nave da crociera: se li avessero scambiati, l’eroe sarebbe diventato l’altro. E poi siamo l’unico popolo che non ha mai fatto la rivoluzione. Però abbiamo Prada, Armani e Valentino. E moriremo eleganti
.

Oliviero Toscani in “Moriremo Eleganti“.

Mafia

E’ la parola che ho oggi e non c’entra nulla l’anniversario di Falcone e Borsellino o altre commemorazioni: dopo tanti anni ancora non abbiamo capito che i martiri in questa Italia non servono a nulla, che schiaffiare in prima pagina le foto e i nomi delle vittime delle stragi lascia purtroppo il tempo che trova. Così come a nulla servono più i lunghi monologhi di Saviano sulle inique di questi personaggi anzi alimentano ormai soltanto un immaginario fantastico, da Padrino.

Ed è schifoso saccheggiare i profili Facebook delle ragazze (minorenni) di Brindisi alla ricerca di chissà quale particolare pruriginoso (lo avete chiesto il permesso ai genitori? o credete che basti accettare i termini di servizio di Facebook per entrare nel calderone dei media?), lo è ogni sacrosanta volta che la cronaca nera ne fa uso e abuso. Poichè nei giornali non esiste quasi più (soprattutto per ragioni di costo, evidentemente) il giornalismo d’inchiesta allora risulta più facile scavare sul Web o analizzare le vite delle vittime piuttosto che quelle dei delinquenti ignoti, di quei mafiosi della Sacra Corona Unita che hanno organizzato un attentato senza precedenti che evidentemente rappresenta un segnale anche mediatico come mostra l’andamento su Twitter con più di 11 mila tweet in sole 3 ore.

Le mafie non conoscono crisi economica e anzi una società frastagliata e con tanti problemi come quella italiana diventa facilmente manipolabile. Perchè i giornalisti invece che costruire gallery non provano a indagare, a spiegare perchè questi mafiosi sono tornati a fare stragi?

Poichè torniamo prepotentemente alla ribalta sui media internazionali come la BBC per la mafia è importante che la Carovana Antimafia internazionale non si fermi e anzi prosegua con più tappe di prima passando proprio nelle scuole: i ragazzi non devono avere paura, devono coltivare la legalità e il senso di giustizia affinchè possano mettere fine all’esistenza delle mafie in Italia nel prossimo futuro. E’ quello che tutti abbiamo sempre pensato e prima o poi si avvererà, bisogna lavorare facilitando questo percorso, affinchè le distanze non siano solo generazionali ed i legami di sangue non abbiano più importanza per pensare di poter cambiare rotta.

Qualche giorno fa viaggiavo in Costiera Amalfitana insieme ad alcuni turisti stranieri (americani, principalmente) che avevano appena attaccato bottone e li sentivo discutere sull’Italia: scurdammoce o’passat, pizza, sole e mandolino vengono ormai all’ultimo posto mentre tra le prime parole c’era proprio “mafia”.

Knowledge Graph: persone, posti e cose rivoluzionano la ricerca di Google

Proprio mentre ieri parlavo di trovare le informazioni online nel modo giusto e con saggezza Google introduce il Knowledge Graph, un nuovo modo di pensare alla ricerca collegando e mettendo in relazione persone, luoghi e cose proprio quando un termine e una parola hanno più significati.

Una risposta all’Open Graph di Facebook.