Category Archives: Voice over Net

Notizie dalla Rete, un megafono di ciò che succede sul Web giorno per giorno.

Il primo videoclip con la Timeline di Facebook è di Katy Perry

Doveva arrivare prima o poi ad alti livelli: domenica ai Billboard Music Awards la pop star Katy Perry ha presentato il nuovo videoclip Wide Awake realizzato usando la Timeline della sua pagina di Facebook partita nel Maggio 2010 e che ora ha raggiunto più di 43 milioni di like anche grazie a questo video.

Chissà quanto sarà costato ma sicuramente avrà attratto tanti teenager e il ROI sarà stato spettacolare: qualcuno diceva che Facebook non è ancora adatto per promuovere gli artisti ma invece credo che se verrà migliorata la gestione degli eventi e le pagine brand avranno un player decente (possibilità di creare playlist, fare embed delle canzoni, usare a pieno il bottone “Listen”) sarà sicuramente il luogo migliore per avere un contatto diretto con i musicisti.

Se vuoi fare anche tu un video del genere puoi provare Timeline Movie Maker.

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Te lo ricordi il RoyalCamp?

Un caro amico mentre svuotava il desktop ha trovato questa vecchia brochure del RoyalCamp, te lo ricordi? Era l’idea del primo BarCamp del Sud poi gli amici di Matera furono più bravi e fecero delle belle edizioni in un posto altrettanto magnifico.

E l’intento era anche quello di parlare di turismo, sostenibilità e possibilità per le PMI di sviluppare un sano business attraverso la Rete. Ora di recente mi sono dato da fare in Libere Conversazioni a Teatro, evento che ha la stessa apertura di un BarCamp, segue solo un canovaccio ma è aperto a tutti non più solo agli early adopters come allora.
E poi ho intenzione di dar via ad una rassegna di Corsi di divulgazione digitale qui al Sud, a Caserta, a costi contenuti (e anche gratis se ci riesco) affinchè si faccia un po’ di alfabetizzazione informatica, sia a livello più semplice che avanzato.

Le difficoltà sono le stesse del 2007 ma mi pare che in generale la situazione sia migliorata, c’è più attenzione al digitale, al fare impresa, alla formazione anche se non qui a Caserta dove mi piacerebbe riempire questo buco prima di volare definitivamente per altri lidi.

Moriremo Qualunquisti

Con Facebook tutti diventano portinaie. E poi i giovani sono mezzi deficienti. Se va via la luce non sanno più cosa fare. Diventano degli zombie, stanno tutto il giorno davanti al monitor in attesa dell’apparizione della Madonna. Per non parlare dei milioni di sfigati che dormono con i cinguettii sotto il cuscino…
Mia madre era una grande lavoratrice. Aveva fatto solo la quinta elementare ma riconosceva le cose di qualità da lontano. Una volta mi disse:”Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. All’improvviso, mi si sono sgretolati anni di convincimenti libertari e di mentalità radicale. Ero più avanti io che teorizzavo l’amore libero o lei che aveva avuto un solo uomo? Rivoluzionaria.
Noi italiani siamo dei leccaculo completamente inaffidabili. Siamo come i due capitani al telefono dopo l’incidente della nave da crociera: se li avessero scambiati, l’eroe sarebbe diventato l’altro. E poi siamo l’unico popolo che non ha mai fatto la rivoluzione. Però abbiamo Prada, Armani e Valentino. E moriremo eleganti
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Oliviero Toscani in “Moriremo Eleganti“.

Mafia

E’ la parola che ho oggi e non c’entra nulla l’anniversario di Falcone e Borsellino o altre commemorazioni: dopo tanti anni ancora non abbiamo capito che i martiri in questa Italia non servono a nulla, che schiaffiare in prima pagina le foto e i nomi delle vittime delle stragi lascia purtroppo il tempo che trova. Così come a nulla servono più i lunghi monologhi di Saviano sulle inique di questi personaggi anzi alimentano ormai soltanto un immaginario fantastico, da Padrino.

Ed è schifoso saccheggiare i profili Facebook delle ragazze (minorenni) di Brindisi alla ricerca di chissà quale particolare pruriginoso (lo avete chiesto il permesso ai genitori? o credete che basti accettare i termini di servizio di Facebook per entrare nel calderone dei media?), lo è ogni sacrosanta volta che la cronaca nera ne fa uso e abuso. Poichè nei giornali non esiste quasi più (soprattutto per ragioni di costo, evidentemente) il giornalismo d’inchiesta allora risulta più facile scavare sul Web o analizzare le vite delle vittime piuttosto che quelle dei delinquenti ignoti, di quei mafiosi della Sacra Corona Unita che hanno organizzato un attentato senza precedenti che evidentemente rappresenta un segnale anche mediatico come mostra l’andamento su Twitter con più di 11 mila tweet in sole 3 ore.

Le mafie non conoscono crisi economica e anzi una società frastagliata e con tanti problemi come quella italiana diventa facilmente manipolabile. Perchè i giornalisti invece che costruire gallery non provano a indagare, a spiegare perchè questi mafiosi sono tornati a fare stragi?

Poichè torniamo prepotentemente alla ribalta sui media internazionali come la BBC per la mafia è importante che la Carovana Antimafia internazionale non si fermi e anzi prosegua con più tappe di prima passando proprio nelle scuole: i ragazzi non devono avere paura, devono coltivare la legalità e il senso di giustizia affinchè possano mettere fine all’esistenza delle mafie in Italia nel prossimo futuro. E’ quello che tutti abbiamo sempre pensato e prima o poi si avvererà, bisogna lavorare facilitando questo percorso, affinchè le distanze non siano solo generazionali ed i legami di sangue non abbiano più importanza per pensare di poter cambiare rotta.

Qualche giorno fa viaggiavo in Costiera Amalfitana insieme ad alcuni turisti stranieri (americani, principalmente) che avevano appena attaccato bottone e li sentivo discutere sull’Italia: scurdammoce o’passat, pizza, sole e mandolino vengono ormai all’ultimo posto mentre tra le prime parole c’era proprio “mafia”.

La Tecnologia logora chi non sa che farsene

Non è Google a renderci stupidi ma è l’uso sbagliato della tecnologia che facciamo a farci diventare (e sentire) stupidi. E ci sono cinque miti sul fatto che la tecnologia possa farci male, una domanda che ci poniamo con sempre più frequenza.

Non tutti nella vita devono essere e fare gli sviluppatori ed i programmatori ma avere delle buone conoscenze di base di certo semplifica e migliora la vita. A quanti di voi è stata utile prendere l’ECDL, la patente europea per computer, per trovare lavoro (l’equivoco che inserire nel CV un certificato del genere fosse essenziale è durato tanto) o capire meglio alcuni concetti e usare le tecnologie nel modo migliore?

Ci vuole alfabetizzazione informatica, ci vogliono corsi di divulgazione base e poi avanzati sul digitale che siano in grado di coprire le lacune della scuola e dell’università, di quel sistema istruzione che spesso non insegna metodi, strumenti e how/to (ora va tanto di moda la parola “maker“) utilissimi nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana.

Ci siamo illusi che basti un click messo al posto giusto per utilizzare al meglio i computer, per dominarli e avviare rivoluzioni, che il nozionismo fosse necessario (quando Steve Jobs aveva 18 anni la Rete non esisteva). Forse dobbiamo fare un passo indietro imparando a condividere e insegnare in concreto il sapere più che a raccontarlo soltanto (più geek meno blogger tecnici) perchè Internet è qualcosa di più che una enciclopedia.

Se fosse esistita solo Wikipedia probabilmente non avremmo avuto molte idee e servizi innovativi, Google tra tutti.

Differenze tra blogger e giornalisti: i commenti agli articoli dei giornali

Se è possibile (ed ha senso) fare ancora una differenza tra giornalisti e blogger è la seguente. Qualche giorno fa ho commentato un articolo su di un importante giornale online riguardo la questione del portale regionale della Campania ed il mio è ancora l’unico commento pubblicato.

Sono tornato a vedere se l’autore del pezzo aveva risposto ma nulla. E così ho provato a contattarlo via Facebook e dopo 23 minuti mi ha prontamente risposto scrivendo:

Salve, io di solito non leggo mai i commenti ai pezzi e non mi metto a rispondere, che altrimenti dovrei passare la giornata a fare solo questo. Mandi una email che è meglio, quelle le leggo eccome, i commenti sono un dibattito tra i commentatori.

Se sei un giornalista e nel 2012 non hai tempo per seguire ciò che pubblichi (ma poi sei sempre su Facebook…) è meglio che non scrivi per il web. L’atteggiamento di alcuni giornalisti nei confronti dei commenti agli articoli online è vicino a quello di un ring al quale è meglio non avvicinarsi per non prendere i cazzotti che si scambiano i lettori o che vorrebbero tirarti. Chissà che ne pensa il Giornalaio