2016 Digital Marketing Trends (COMPLETE LIST)

My personal predictions in Digital Marketing for next year:

1) We’ll have a design of an holistic customer experience across all channels that will dipend from the (individual) shopping experience. We’re in the Seamless Commerce era so we have to optimize Analytics, Mobile, Social Commerce, Cognitive Computing.

2) Digital Transformation? Yes, customers will drive it. Ready to manage a crazy customer journey with multiple touchpoints?

3) Relevant information in relevant environment at the right time. A big challenge for Advertisers in order to launch a successful Content Marketing and Native Advertising campaign.

4) Thanks to indexing your app content on Google, there will be an interesting opportunity to make additional users through the organic results.

I’m also collecting a Full List of the 2016 Digital Marketing Trends. Feel free to send me suggestions: tweet @darios or write a comment.

The 2016 Digital Marketing Trends – COMPLETE LIST

– In Top Strategic Predictions for 2016 and Beyond: The Future Is a Digital Thing report (feature image) Gartner identifies the top 10 strategic IT technonology trends for 2016.

– The Top 10 Hot Consumer Trends by Ericsson Lab

Mintel study: VR and Beacons will be mainstream in Europe

– The Design Trends 2016 (don’t miss the top 4 colour for next year), the Mobile-App development trends and the Mobile Design trends.

– The Fjord Trends on impacting design and innovation in 2016 and the Web Design trends.

– The 2016 Content Marketing trends.

– The Digital Analytics trends for 2016.

– Globalwebindex predicted that M-Commerce will go Mainstream in 2016.

– The PPC trends for 2016 for Paid Search, Display and Remarketing.

– L2’s 7 predictions for 2016 in a video:

The E-commerce Winners circle tightens
Amazon goes “Brick”
The Revenge of Omni
Apple’s Chokehold on Luxury Tightens
APAC Brands chase Western Brands out of China
Mobile Messaging will be 2016’s It Girl
The Advertising Industrial Complex Will Crumble

– The Channel Marketing trends for 2016.

– The 2016 event Trends by Julius Solaris

– The Key Digital Trends for 2016 by Social@Ogilvy

– Carat’s 10 Trends for 2016

– Top Tech & Digital Trends 2016 by IQUII agency

7 consigli per scegliere i nuovi gTLD per la tua attività

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Lo sapevete che molti brand sono corsi a registrare i nuovi domini .sucks? E che i costi (e la burocrazia) per acquistare un gTLD che è di fatto il nome del proprio brand sono alti ma che forse ne vale la pena?
Sono alcuni degli argomenti che tratterò prossimamente, il blog ricomincia a prendere vita.
Intanto ecco alcuni consigli di Riccardo Esposito – noto copywriter italiano – su come scegliere il giusto nome dominio per la propria attività. 

Ci sono cose che non cambiano mai e altre che mutano in continuazione. In passato avevamo un’idea monolitica dei domini di primo livello generici: non si sfuggiva, non c’erano alternative al classico .com se volevi un’alternativi ai gTLD nazionali.

Certo, nel corso degli anni c’è stata qualche modifica. Ma nulla a confronto della liberarizzazione introdotta dall’ICANN: in queste ultime settimane, dopo mesi di attesa, è possibile registrare domini di primo livello generici capaci di descrivere il contenuto di un sito.

Esatto. I nuovi gTLD possono letteralmente descrivere un indirizzo: sono delle estensioni dotate di senso e non semplici abbreviazioni. Negli ultimi giorni, ad esempio, è stato introdotto il dominio .coffee, perfetto per un’azienda legata al mondo del caffè, mentre il .blog sarebbe ideale per chi vuole aprire un diario personale.

La corsa ai nuovi domini è aperta. Le aziende iniziano a registrare i domini adatti alla propria attività, ma ci sono più di 700 nuovi domini che verranno liberalizzati: difficile scegliere quello adatto alle tue esigenze, non credi?

Probabilmente avrai bisogno di una guida per scegliere il tuo nuovo gTLD. Detto fatto: ecco un prontuario per scegliere i nuovi domini senza spendere tempo e denaro inutilmente, tutelando le tue risorse e il tuo brand.

1. Ricerca
La scelta è ampia, tanti sono i domini disponibili, ma basta fare una ricerca per categoria (prova con il tool Serverplan) e otterrai un lista di nuovi gTLD pronti per essere registrati. Il mio consiglio: cerca nella categoria vicina alla tua attività e segna su un file o su un foglio di carta le estensioni utili.

Nel mare magnum dei nuovi domini tu hai un dovere ben preciso: evitare divagazioni, evitare di lasciarti ingannare dall’ampia scelta. Non hai bisogno di tanti gTLD ma di quelli giusti per la tua attività. Ovviamente, se sarà necessario, potrai sempre arricchire la lista.

2. Brainstorming
Hai la tua lista di domini. Ora devi fare brainstorming con il tuo team o con persone capaci di consigliarti. Devi fare un’attenta riflessione anche sul dominio di secondo livello perché questo è il cuore del tuo business: qui devi racchiudere il tuo nome, il tuo brand, la tua attività.

Le persone ti riconoscono attraverso il nome dominio. Scegli le parole con attenzione, e poi accompagnale con un dominio di primo livello adeguato: un buon gTLD arriva solo quando il secondo livello è stato scelto con cura. Ricorda che sarà difficile tornare indietro.

3. Voce alta
Hai scelto il nome dominio? Bene, adesso prova a pronunciarlo una volta, due volte, pronuncialo con e senza gTLD. Prova diverse estensioni e rifletti sul suono, sul significato delle parole. Ti sembra accettabile? Ricorda altro? Può dare vita a giochi di parole o può ricordare situazioni lontane dalla tua attività?

La scelta di un dominio passa anche da questa attività: dal pronunciare a voce alta le parole per sentirne il suono, per capire se le persone potranno pronunciare l’indirizzo del tuo sito senza balbettare e senza qualsiasi tipo di fraintendimento.

4. Quale gTLD
Il nome del dominio, quello che racchiude il nome dell’azienda, è scelto. Ora devi puntare sul gTLD. Hai scelto quelli giusti? La regola fondamentale per non sbagliare è il legame con la tua attività: in una simile scelta è facile farsi prendere la mano, ma tu hai un obbligo: guidare l’utente.

Questo significa che il primo parametro da seguire per la scelta del gTLD è l’informazione: l’estensione che hai scelto descrive il contenuti del sito? Aiuta a capire l’argomento prima ancora di entrare nel sito? L’armonia tra azienda e gTLD deve essere totale.

5. Usa i tool giusti
Lo sai che ci sono diversi tool che puoi usare per trovare il giusto dominio? Sì perché a volte le idee mancano e puoi trovare qualche valida indicazione attraverso semplici (ma efficaci) applicazioni online:

Domainr – Restituisce tutti i domini in base a una ricerca con le estesioni classiche.
Bust a Name – Lasci due parole nella ricerca e il too ti lascia i domini disponibili.
Dot-o-mator – Per scegliere il dominio in base al tema e ai contenuti del sito.
Lean domain search – Ancora un tool per trovare nuove idee per il tuo dominio.

Il miglior tool per trovare un dominio? Fare brainstorming con il tuo team o con le persone che condividono il tuo progetto. E non dimenticare caerta e penna per segnare le idee. Un consiglio: usa le mappe mentali per smembrare e organizzare i concetti.

6. Attenzione alle date
Possiedi un marchi registrato? Perfetto, puoi partecipare al sunrise dei nuovi gTLD. Di cosa stiamo parlando? Di quella fase che prcede la libera commercializzazione dei domini di primo livello e che permette a chi possiede, appunto, un marchio registrato al Trademark Clearinghouse di anticipare l’acquisto.

Se non sei tra i favoriti devi semplicemente attendere la fase pubblica del gTLD e seguire il calendario delle pubblicazioni. Sul blog Serverplan pubblichiamo sempre degli articoli che ricapitolano tutti i nuovi gTLD.

7. Ultimo controllo prima di registrare
Una paranoia? Può essere, ma prima di registrare il dominio assicurati che tutto sia in ordine. Questo vuol dire solo una cosa: hai controllato che non ci siano errori di battitura? E l’ortografia? Il tuo brand è troppo prezioso per correre questi rischi.

Allora, pronti per registrare i nuovi gTLD?

10 Trend della Tecnologia da considerare nel 2014

C’è una presentazione molto interessante di WEBBMEDIA GROUP presentata alla Online News Association conference che racconta 10 trend nel campo Tech che osserveremo già nel 2014 cambiando il mondo dell’editoria ma non solo.

Ad ogni modo mai confondere l’evoluzione delle nuove tecnologie con il lancio di una nuova app come fanno molti giornali e blog italiani.
Le slide portano degli esempi molto interessanti che ho provato ad arricchire, è il mio post di fine-inizio anno.

  • Anticipatory Computing

    I motori di ricerca non risponderanno solo alle domande che fai ma andranno ontre. L’obiettivo è prevedere quello che farà l’utente 10 secondi dopo la search query. Remarketing e retargeting saranno più precisi e sono già acqua passata: la Predictive Search è un orizzonte molto vicino, d’altronde c’è un plugin per WordPress di WooCommerce dedicato a questo aspetto.
    Nell’editoria invece i giornalisti potranno usare applicazioni come MindMeld per aggiungere contenuti contestuali all’intervista che stanno facendo con luogi, fatti, entità, una sorta di fact-checking al volo.

  • Smart Virtual Personal Assistants (SVPAs)

    E’ un mercato che è cresciuto di 400 milioni di dollari negli scorsi 12 mesi. Il web semantico si sta facendo strada solo ora su Google, la ricerca personalizzata diventa privata e aiuterà gli assistenti virtuali a facilitarci nella vita quotidiana: organizzare meeting, gestire calendario, email e contatti, ricevere informazioni sul meteo o sulle news che siano utili durante la giornata. Immagine quante opportunità di business possono esserci se un giornale diventa un assistente (il termine “assistere” calato nel mondo del giornalismo è in effetti bruttissimo) virtuale.

    Esempi di applicazioni sono: Donna, Osito, Tempo e Cue/Greplin (quest’ultima comprata da Apple ha un algoritmo che è predittivo proprio come quello al quale Google sta lavorando).

  • Personalized Video

    Il consumo di video online è aumentato così come i guadagni ma c’è troppa confusione, ci sono interi siti che riprendono e aggregano dalle fonti originarie vecchi filmati “virali” e li ripropongono come novità ottenendo molto traffico dai social.
    Ci sono poi troppi filmati, abbiamo bisogno di tecnologie che aiutino a decidere cosa guardare e cosa tralasciare considerando che il nostro tempo resta si assottiglia. Non tutti vogliono guardare le stesse cose, la piattaforma che sarà in grado di differenziarsi e dare servizi in funzione della sua nicchia di pubblico vincerà il settore infotainment.

    Gui.de ad esempio è una specie di RSS reader ma nel formato video, usa le tue fonti sui social per creare dei filmati personalizzati. Treehouse invece espande lo storytelling, ha fatto il botto realizzando un video per Bob Dylan: permette di realizzare video interattivi con un sistema per interagire con le conversazioni. Infine c’è Iris.TV, si ispira a Netflix ma fornisce un video stream personalizzato che dovrebbe assicurare ai publisher un aumento delle visite e delle revenue.

    Poichè alla fine tra i medium più forti c’è sempre l’Email, non è detto che lo stream dei video che ci interessino non finisca per passare da lì…

  • MOOCs (Massive Open Online Courses)

    Alzi la mano chi non è ancora mai andato su Coursera e non ha fatto un MOOCs di una Università americana, io ora sto frequentando quello di Social Network Analysis dell’University of Michigan.
    Immaginate che questi corsi si aprano a delle partnership per sviluppare contenuti nuovi e d’attualità con diversi formati: non solo How-To ma anche uno stravolgimento della Newsroom classica con un bigino sulle breaking news, filmati da 1 minuto che spiegano un argomento, notizie testuali curate da uno staff esperto, quiz interattivi adatti al mobile.

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    Si va quindi da video di 2 minuti su come fare una composizione floreale a 9 cose della Syria che non conosciamo con fatti precisa e una modalità che insegna, a blocchi, un argomento in maniera più efficiente. E’ così che sono nate delle vere e proprie “corporate university” come The Muse e quelle di GM e Disney.

  • La lotta tra queste piattaforme a colpi di growth hacking è durissima e la racconterò nel prossimo anno con i protagonisti diretti.

  • Comments

    I commenti online, soprattutto quelli ai giornali, sono spesso fuori logo, irrilevanti, con conversazioni inutili. Ho seguito il recente dibattito sui commenti ai giornali che si è sviluppato con i contributi di Francesco Costa e Andrea Girolami.

    Si tratta di reinventarli, se sì, come? Bisogna evidenziare quelli più affascinanti e importanti, online ci sono alcuni esempi come l’account @MagicRecs che consiglia chi seguire (però chiudere commenti all’interno di un gruppo ristretto e simile può però portare alla mancanza della serendipity ed alla preoccupante filter bubble).

    Le annotations di Quartz ed i commenti su Medium sono un modo per stimolare le conversazioni ed i commenti in maniera produttiva provando ad aumentarne la qualità stimolando nuovi contenuti.

  • Platform vs Publisher

    Non puoi fare bene entrambe le cose, o fai Amazon oppure Forbes. Prima fai content marketing grazie ai Newsmaker che hai assoldato e solo dopo fai scaricare materiale alla tua community (ammesso tu l’abbia costruita), alla fanbase.
    Web Media offre due formule interessanti e moderne nella slide numero 84 mettendo in evidenza come sia importante la curation dei contenuti (sei sicuro che basti un tool?) e l’engagement degli stessi.

    Per tirare le somme è davvero necessario misurare 73 metriche?

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  • Screenless Computing

    Non solo Leap Motion, Google Glass e Atheer One (con applicazioni come Wearably che trasforma ogni feed RSS in una app e JewGlass oppure la possibilità di pagare “con gli occhi”) e Space Glass ma anche Wearable device come orologi, bracciali, grazie al diffondersi di tecnologie come il BLE.
    Nel 2014 cominceremo a usare computer che non hanno uno schermo, chi farà le gesture interface migliori con un innovativo approccio nuovo alle informazioni, aprirà il mercato.

    Se ci pensi 10-15 frame su Google Glass sono troppi per leggere le news. Le storie, senza uno schermo ed un pezzo di carta, dovranno essere re-inventate totalmente. Uno spunto? Ciò che fanno applicazioni come le traduzioni istantanee di Docomo.
    I lettori e gli editori invece diano un’occhiata a Cir.ca che è perfetta in un contesto pieno di device che s’indossano.

    La criticità? Tecnologica, manca uno standard e seppure tra BLE, NFC, GPS, wi-fi, LTE l’efficienza sia in aumento, l’autonomia delle batterie soffrirà. Certo che se i device saranno in grado di ricaricarsi facilmente ed a buon prezzo con il movimento ed il sole…

  • Data

    Dal 2014 i Big Data cominceranno ad entrerare concretamente nel mainstream, i dataset saranno trattati e usati non soltanto dai data journalist (questo trend già accade ora) ma ci saranno piattaforme come Enigma utili a consultare e cercare i public data.
    La PA comincerà a mettere finalmente insieme tutte le banche dati ed offrire le API affinchè sviluppatori creino servizi: un esempio è ciò che ha fatto John Keefe che ha fornito informazioni sulle posizioni degli autobus nella città di New York.

    Per capire a cosa possono servirci, Data News mostra le potenzialità degli open data.

  • Drones

    I droni non ci dicono solo informazioni geografiche ma anche cambiamenti ambientali e antropologici che avvengono intorno a noi. Non si tratta dunque solo di elicotterini che fanno riprese fantastiche o gingilli da usare per fare gli scherzi ad Halloween ma una realtà che avrà applicazioni utili, ancora da regolamentare nei vari Peasi.

    Dall’uso del real-time image recognition all’interazione dei robot con l’ambiente e gli umani, le applicazioni sono tantissime. Per il giornalismo è nato addirittura il Drone Journalism Lab alla University of Nebraska.

    Diminuirà il peso dei droni, dagli attuali 24 chilogrammi si passerà a 1,5 kg, lo zaino-drone è dietro l’angolo.

  • Hardware

    Stiamo entrando nel vivo di quella che molti chiamano Hardware Revolution. Dal 2014 l’era dei makers ci travolgerà o forse saremo noi a farci contagiare.
    Visto il successo di Maker Faire Rome e l’apertura di molti FabLab in Italia, tra stampanti 3D, nuove frese e materiali, sensori e nuovi Arduino e RuspBerryPi, assisteremo ad una cultura che contaminerà molti settori sviluppando in molti un senso di ricerca più diffuso. E progettare oggetti in grado di essere riparati, in parte sostituiti o migliorati.

    Un tweet che accende una lampada, magari di rosso, può servire alle Newsroom come alert (ma fa già parte del passato) mentre invece chi consuma contenuti potrà interagire producendo creazioni attraverso un 3Doodler, ad esempio. Oppure ci saranno altri progetti come Cicadas che cerca di tracciare e predire l’arrivo delle cicale con dei sensori.

Ho escluso dalla lista l’Internet of Things perchè insieme alle Smart City è un trend che dovrebbe essere considerato come già consolidato.
Nel 2014 forse cominceremo a capire quale piega prenderanno tutte queste tecnologie. Tu su quale scommetteresti?

MUBI, lo Spotify per i film, non mi ha convinto

mubi homepage
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Ogni giorno viene presentato un film ed hai 30 giorni di tempo per guardarlo. Grazie al link fornito da Filippo mi sono iscritto alla prova gratuita di Mubi: se non conosci Netflix, Mubi è una sorta di cineteca o per farti capire ancora meglio, di Spotify per i film.

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Carditello e i Testimonial per il turismo

Quel giorno che mi telefonò il Ministro dei Beni Culturali
Quando ero piccolo mio padre mi accompagnava prima a farmi vedere lo stato in cui versavano i Regi Lagni, una serie di canali che attraversano tutte le province della Campania, poi mi mostrava una bellezza nascosta nelle campagne di San Tammaro: “questo è il cancello di Carditello”. Solo moltissimi anni dopo, grazie alle aperture straordinarie, ho visto da vicino quella tenuta.

Qualche giorno fa a Carditello sono crollate delle tegole ed un abbaino ed ho pensato di segnalare nuovamente l’accaduto: Continue reading “Carditello e i Testimonial per il turismo”

Ti racconto l’Internet Festival

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Questi giorni racconto sul blog, su Usernet (ovviamente su Twitter e Facebook) l’Internet Festival che si terrà a Pisa da oggi fino al 13. Faccio parte del Social Media Team, ringrazio l’organizzazione che mi permette di seguire i tanti temi interessanti di questa manifestazione.

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Da AdBlock ad AdTrap, il device che cambierà Internet

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AdTrap è il device che cambierà Internet ha scritto la CNN: chi bazzica Kickstarter l’avrà già visto ma AdTrap ad Agosto è entrato in commercio.

AdTrap è in sostanza la versione hardware di AdBlock, una scatolina che collegata alla connessione Internet è in grado di bloccare tutta la pubblicità sui siti web (che tu sia via desktop o smartphone) e proteggere la privacy. Puoi caricare YouTube oppure Hulu senza essere disturbato da nessun pre-roll, stesso discorso nel caso di utilizzo di una mobile app al costo di 139$.

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