Il mio nuovo lavoro da “socialcoso” per Lamborghini

lamborghini

Che fine hai fatto? Che mestiere fai ora?

Ormai sono inaffidabile, lo so.

  • Dovevo rilanciare questo mio blog personale e invece è rimasto tutto fermo.
  • Stavo lavorando ad una nuova identità ed un nuovo posizionamento e invece mi sono fermato.
  • Mi stavo tuffando a capofitto nel growth hacking e nell’apprendere nuove skills e invece sto andando a rilento.

Perchè non ho fatto queste ed altre cose? Negli ultimi mesi, più di prima, il lavoro mi ha assorbito totalmente. Da poco più di un mese mi sono trasferito a Bologna per lavorare come Social Media Manager di Lamborghini e consulente sui Social Media per Hibo.

E’ una esperienza divertente ed incredibile, sto imparando tante di quelle cose che – non si offenda nessuno – è difficile trovare in altre realtà italiane per la dimensione di questo brand che è presente in tantissimi mercati ed è in continua espansione. Sto provando a portare idee nuove e un pizzico d’innovazione in un settore, l’Automotive, che ha dei canoni e delle leggi ben precise in quanto tra i settori più importanti di una economia. Se poi unisci alle peculiarità di questo mercato il Luxury e lo Sport come nel caso di Lamborghini allora hai una combo assolutamente unica nel suo genere.

In un settore in cui conta più di tutti gli altri il prodotto, l’automobile, l’uso dei Social Media non è di serie ma visto ancora come un punto interrogativo, un optional da installare solo in rari casi. C’è ad esempio chi è ancora aggressivo e si sfida a colpi di tweet:

smart citroen

Oppure circolano in Rete fake adv come la seguente:

Nissan_GTR_Bull_Balls_w5-1

Qualche giorno fa Paolo Ratto mi ha intervistato sul suo blog chiedendomi qual è la migliore strategia per pubblicare sui social media ed ho provato a dare qualche consiglio.

Questo è comunque un post per dirti che sono ancora vivo, che racconterò la mia esperienza sul blog e sui canali social anche se non più come prima ma a tratti visto l’alto volume di cose che sto curando. Cosa vorresti sapere?

C’era una volta il Social Media Manager: è giunta l’ora dei Social Media Expert?

social media expert

Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una evoluzione delle professionalità degli addetti che lavorano nei Social Media e che andavano sotto il titolo di “Social Media Manager”. Finalmente le aziende – dopo gravi errori – stanno comprendendo che forse è il caso di affidarsi a professionisti gestendo gran parte del budget dedicato ai Social Media attraverso una figura interna, più in grado di lavorare non soltanto sul marketing ma anche sulla comunicazione rendendo l’impresa veramente “social”.

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La pubblicità di Facebook arriva sui siti web e sfida AdSense

Presto potremmo vedere gli stessi annunci pubblicitari che sono presenti su Facebook anche sui siti web. E’ comparsa infatti la pubblicità di Facebook sottoforma di annunci o Sponsored Story anche sul web: il primo esempio è il partner del social gaming Zynga.com.

In questo modo l’annuncio pubblicitario perderà di valore o le inserzioni potranno ottenere risultati migliori perchè mirate sul sito che stiamo visitando? Come ne risentiranno le conversioni (CTR decisamente più alto)? Come cambierà il social media marketing con l’ingresso del network pubblicitario di Facebook?
Mentre qualche giorno fa si era fatto un gran parlare delle performance dei Facebook Mobile Ads ed ecco spuntare la rete display di Facebook.

[UPDATE]

– Facebook ha smentito riguardo il display ad: quel banner fa parte di un accordo con il partner Zynga (ma questo si era capito). Resta comunque da capire che ci faceva lì…

Come vive un Social Media Manager

Questa vecchia infografica di Socialcast raccontava la triste vita di un social media manager costretto a svegliarsi presto ed a stare sempre connesso a costruire e controllare la reputazione dell’azienda. Come se andare in miniera fosse meno faticoso.

La vita di un responsabile dei social media diventa triste quando:

– non è disponibile al momento giusto e con l’utente già “agganciato”;
– fa troppa auto-promozione ed è eccessivamente autoreferenziale;
– usa troppe piattaforme diverse quasi fosse uno spammer;
– non produce contenuti interessanti e pubblica troppi messaggi;
– risponde in malo modo (non sa fare digital PR) sbagliando anche target di riferimento;
– non ha una strategia ed è penalizzato dal non avere risorse da investire sul cosiddetto web 2.0.

D’altronde tra gestire una campagna di email marketing e fare social media marketing non c’è poi così tanta differenza, cambia solo il mezzo ma alcuni approcci restano inalterati.
Tra gli ultimi progetti interessanti nell’ambito dei social media che ho notato c’è I-RACE di Sky, una sorta di maratona virtuale per avvicinare attraverso la Rete gli italiani a Londra 2012, alle discipline ed agli atleti. A prima vista questa camapagna è nata proprio per evitare tutti gli errori di cui sopra.

Se sei un Social Media Manager pubblica pure le tue difficoltà e racconta come vivi la tua giornata.

I Magnifici spreconi del Web e Social Media Marketing

Dopo la storia del portale della Regione Campania ecco un altro spreco di fondi: non è che mi stia appassionando a questioni del genere anzi è una noia mortale notare come questo Paese sia ancora la patria dei soldi gettati dalla finestra.

Questa volta parlo del festival I Magnifici 7, un evento spettacolistico come l’ha definito Pio Del Guadio, il sindaco di Caserta, comune che ha dichiarato dissesto diversi mesi fa e che ha tanti debiti da pagare (200 milioni di euro circa) e una lunga fila di creditori.

Dal 21 al 30 Aprile, per 7 spettacoli e qualche reading e convegno si spenderanno 835 mila euro (di cui 144 mila assicurati come servizi dal comune di Caserta) e a leggere dalla delibera presente su Casertacè riguardo la comunicazione i costi per il web e social media marketing saranno di 17 mila e 200 euro.

Fantastico, finalmente qualcuno comincia a investire su questi canali vi direte? Peccato che I Magnifici 7 non sia il festival di Sanremo e che probabilmente non è stato calcolato nessun ROI e che nulla, neanche il prestigio, porterà alla città e alla Provincia di Caserta perchè non basta un evento spot una tantum se manca una strategia per la cultura ed il turismo.

E allora vediamo com’è che Caserta Comunica (se clicchi sembra quasi un Pesce d’Aprile) questo festival di 9 giorni attraverso il web. Secondo il comunicato stampa c’è “la volontà di rendere il Festival un momento di dialogo con i cittadini e non un evento unidirezionale ha portato alla progettazione e alla realizzazione di un canale comunicativo online – www.imagnifici7.it – con un alto livello di interazione“.

Il sito web, fatto in WordPress (fossi stato un funzionario dell’Ente sarei incazzato nel vedere che i patrocini con i loghi si vedono solo in homepage, lo sviluppatore si è dimenticato di sistemare qualcosina nel footer), ha in totale 12 post di stampo prettamente redazionale e 0 commenti (alla faccia dell’alto livello di interazione!) ma secondo loro resta comunque un festival 2.0 grazie anche “all’attivazione e l’implementazione dei principali canali Social che permetteranno agli organizzatori del festival di confrontarsi con i cittadini e di coinvolgerli attivamente durante gli eventi“.

Ci sono davvero tutti i “Socials” come li chiamano sul sito:

– Facebook ha finora 5 post e 119 like;

– Il profilo Twitter ha 35 tweet e 34 follower ma è nato già morto perchè ad esempio non segue nessuno;

– Il canale YouTube ha un errore nel titolo e 1 solo video caricato ed è la stessa cosa per il profilo di Google+ (è chiaro abbiano fatto copia e incolla) che ha 0 post e 1 solo amico nelle cerchie;

– Del profilo Flickr basta invece questo screenshot per capirne l’assoluta inutilità.

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E allora dopo questo scatafascio riguardo il web marketing penso che almeno magari avranno previsto degli introiti dai ticket degli spettacoli, da una precisa strategia per il turismo che includa le location?
Naa, nulla di tutto ciò, d’altronde il momento è difficile e Del Gaudio assicura che i concerti saranno per tutte le tasche perchè il biglietto costerà solo 7-8 euro così tutti i casertani potranno ascoltare Daniele Silvestri e gli altri artisti (per costringerli a venire a Caserta bisogna fare i salti mortali o davvero la media dei cache è così alta? Ho i miei dubbi).
Se consideriamo solo i casertani allora il festival non servirà proprio a nulla: chi se ne frega dei casertani quando siamo in Europa e la globalizzazione ci sta mangiando? Peccato che, com’è giusto che sia in manifestazioni del genere, il comunicato stampa che stia girando sia banale e scontato ma dica proprio tutt’altro:

Caserta comunica se stessa e le sue eccellenze all’Italia e al mondo attraverso i nuovi media, affiancando alla comunicazione tradizionale, nuovi strumenti più accattivanti ed immediati, quali internet e i social network, per raccontare ad un pubblico quanto più ampio e variegato, la bellezza, la ricchezza storica e artistica e le potenzialità del territorio.

Basta mettere l’immagine della Reggia in ogni dove e nella sezione Contatti anche se non c’entra nulla con l’evento per dare l’impronta internazionale e turistica, no?

E allora invito giornalisti e personalità come Eugenio Occorsio, Lello Savonardo e Giuliano Giubilei e tutti quelli che saranno presenti a I Magnifici 7 per due convegni come quello su “Comunicare la Campania” e sulla valorizzazione del territorio a leggersi questo post ed a fare e farsi domande, a intavolare la discussione proponendo una seria autocritica.

Sempre che si abbia il coraggio di fare giornalismo, crescere e avere veramente a cuore le sorti di questa città.

[UPDATE 12 Aprile]

– Volevo precisare che qualcosa sul sito de I Magnifici è stato corretto anche se restano degli svarioni incredibili (leggi le regole di questo blog per capire meglio gli scopi dei miei post): Francesco Apperti mi segnala infatti che la foto della location del parco Maria Carolina declassato in villetta è in realtà preso dalla villetta di via Gemito, un’altra zona della città. E pensare che questo parco che veniva usato comunque dai cittadini ha suscitato polemiche in quanto il sindaco ha deciso che verrà “sottratto” al bene pubblico con un bando. D’altronde con questa manifestazione viene già usato dall’amministrazione a proprio piacimento.

Il Social Media Marketing non esiste!

Il Social Media Marketing non esiste
La provocatoria campagna che ho lanciato proprio su Facebook

Qualcuno li chiama ancora new media questi Social Media ma di “social” nella pubblicità proposta agli utenti ormai c’è davvero poco soprattutto da un punto di vista etico e decisionale. E’ il presunto “social media marketing“, tutti provano a darne una definizione ed a creare strategie!
Come ho ricordato Twitter e Facebook sono delle aziende quindi se pensi a questo fatto l’indimenticabile copertina con lo YOU del Time va a farsi benedire.

Tu non decidi proprio nulla, ti illudi di avere tanti amici ed interessi, di coltivarli con un semplice click che ti fa sentire potente, intelligente e attivo ma in realtà la maggior parte delle volte stai solo vendendo la tua anima a un database, a delle aziende che in qualche modo devono pur campare e permetterti di fare quelle attività per le quali impieghi sempre più tempo della tua giornata. E’ tutto content marketing l’ingrediente del Social Media Marketing.

Cosa succede in 60 secondi nei Social Media
Cosa succede in 60 secondi nei Social Media

Facebook presenta nuovi annunci pubblicitari e dice ai responsabili marketing dei brand che alla fine solo il 16% degli utenti iscritti ad una pagina Facebook vede un eventuale post o contenuto pubblicato nel feed (e non è detto che il fatto che compaia significhi che lo abbiano guardato) costringendoti a spendere di fatto soldi per raggiungere l’audience che magari hai conquistato con tempo e fatica, investendo competenze e puntando su di un target preciso. E’ la pubblicità su Facebook, bellezza! Altro che Social Media Marketing!

Puoi pure avere 1 miliardo di fan ma non li contatterai mai direttamente, avrai conversazioni sfilacciate e occasionali, delle sveltine digitali che non serviranno a nulla e non soddisferanno chi ti segue per la prima volta o chi è affezionato. Altro che engagement. E ti diranno da Facebook che se vuoi trasformare veramente quel numeretto da 16 a 100 lo puoi fare ma dovrai pagare la pubblicità affinchè il tuo messaggio passi a tutte le persone iscritte alla pagina di un brand.

Quando questo meccanismo accadrà in maniera massiccia anche su Twitter e allora avremo di fronte non più dei social media ma dei diktat media: sarà inutile seguire e interessarsi a profili che non siano i nostri amici o le persone che reputiamo interessanti e di valore all’interno della social reputation (che ha sempre più strumenti, più o meno affidabili, di analisi) e di una community.

Si tornerà in massa a comprare blogger e “opinion leader” per fare pubblicità invece dei link che anche per Google hanno ormai sempre meno valore? Non è che Facebook fa un po’ come gli pare sugli insight delle pagine pompandoli dopo che hai comprato pubblicità e tenendoli volutamente bassi grazie ai continui cambiamenti del suo algoritmo Edgerank? Non sarebbe la prima volta e lo ha dimostrato anche Google con AdWords.

Per lo meno del PageRank e dell’algoritmo di Google riuscivamo a capire qualcosina studiando e sperimentando ma ciò che fa Facebook modificando e forzando l’abitudine degli utenti è a noi sconosciuto e sicuramente sospetto tanto che è stato costretto ad ammettere che Facebook aggiunge like automaticamente alle pagine anche se gli utenti non hanno cliccato. E più di uno studio ha dimostrato come molto traffico proveniente dagli investimenti pubblicitari su Facebook siano dei bot, non sono utenti reali.

Insomma è necessario indagare sui click che il social network produce, non entusiasmarsi eccessivamente per il Facebook advertising: forse insieme ad una buona strategia di Social Media Marketing solo le Facebook Offers, le Offerte, sono uno strumento veramente utile e misurabile.

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Lo stato del digital marketing


Webmarketing 123 ha presentato un report sullo stato del digital marketing con una indagine su circa 500 professionisti del settore (due terzi del B2B e il resto del B2C) con una analisi sulla SEO (Search Engine Optimization), sul PPC (Pay-Per-Click) e sul Social Media Marketing (SMM).

Nella Lead Generation il SEO la fa ancora tanto da padrone nel settore B2B rispetto a quello B2C tanto che tutte le aziende se ne occupano al loro interno mentre danno più spesso in outsource il PPC. Inoltre l’84,8% delle imprese intervistate ha capito che deve fare Social Media Marketing in maniera diretta e senza intermediari; lo scenario cambia quando si analizzano altre realtà compresa quella italiana. Continue reading “Lo stato del digital marketing”