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Come previsto sto spostando l’hosting da Aruba ad altra sede perchè ad inizio Marzo scade il dominio di questo blog che verrà sbloccato e trasferito ad un altro registrant.
Abbiate pazienza quindi se da oggi fino al giorno 4 Marzo circa il blog avrà qualche problema o non sarà raggiungibile per cause tecniche come la propagazione dei DNS e la migrazione del largo database composto da circa 2008 posts e 5874 commenti contenuti in 31 categorie.

Ci saranno molte novità nei prossimi mesi come un sottodominio in lingua Inglese, necessario per migliorare la grammatica dei post scritto in italiano e perchè ho bisogno di stimoli esterni alla blogosfera italiana. Per contatti, suggerimenti e segnalazioni scrivimi su: dariosalvelli chiocchiola gmail punto com

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Allarmi son cornetti!

Spacciatori di cornetti alla nutella. Sarà il nuovo mesterie delle future ronde corrotte in giro per le strade di Roma:

Cambiano le regole della «movida» notturna romana e non solo nel centro storico: dalla metà di marzo i laboratori artigianali dovranno chiudere un’ora dopo la mezzanotte in tutta la città. All’interno del locale si potrà continuare a lavorare, ma niente più vendite fino alle cinque del mattino e oltre. E «per laboratorio artigianale — puntualizza l’assessore al Commercio Davide Bordoni — si intende cornettifici, paninerie, panifici, gelaterie, yogurterie, friggitorie, pizze a taglio… L’una di notte ci sembra un orario congruo, che permette di esercitare bene la propria attività e che dovrebbe soddisfare tutti».

Via [Corriere]

Il teatro italiano e la cultura low cost

Leggo su Wittgenstein un articolo scritto da Alessandro Baricco su Repubblica:

Oppure: vogliamo parlare dell’appassionata difesa del teatro di regia, diventato praticamente l’unico teatro riconosciuto in Italia? Adesso possiamo dire con tranquillità che ci ha regalato tanti indimenticabili spettacoli, ma anche che ha decimato le file dei drammaturghi e complicato la vita degli attori: il risultato è che nel nostro paese non esiste quasi più quel fare rotondo e naturale che mettendo semplicemente in linea uno che scrive, uno che recita, uno che mette in scena e uno che ha soldi da investire, produce il teatro come lo conoscono i paesi anglosassoni: un gesto naturale, che si incrocia facilmente con letteratura e cinema, e che entra nella normale quotidianità della gente.

Se, da una parte sono d’accordo nel dare più soldi alle scuole ed ai formatori, aprire lì teatri e mettere in televisione programmi che facciano cultura (destinati ormai solo agli insonni ed ai dannati), dall’altra ci tengo (perchè non so Baricco ma io ho fatto teatro) a sottolineare che escludere anche il sovvenzionamento pubblico dei teatri sarebbe una lenta rovina.
E’ vero: per anni si è pensato che fosse necessario dare qualche soldino al teatro, un contentino per tenere buoni gli artisti e pavoneggiarsi con le grandi opere. Evidentemente non basta più anzi la mancanza dell’esistenza di una politica seria non ha fatto che peggiorare le cose: se ci pensi non esistono più valenti autori teatrali, drammaturghi, si susseguono opere pressocchè identiche frutto di uno scambio di produzioni tra un teatro e l’altro (questo me lo raccontava anche una grande attrice teatrale italiana), cartelloni fatti con il marketing del biglietto più che con gusto, criterio e rispetto per il pubblico.
Quei comportamenti negativi che prima appartenevano solo al mondo del cinema sono stati trapiantati anche nel teatro: si fanno musical con l’emergente (forse perchè un vincente del televoto) ragazzo di “Amici” per attirare l’attenzione delle ragazzine.

Ho sempre pensato che la cultura e l’arte dovessero essere espressioni naturali il cui godimento fosse libero ed aperto a tutti. Al Berliner Ensemble uno spettacolo di un testo di Brecht costa 7 euro; in Italia la messa in scena in un piccolo teatro di provincia di un testo di Molière rivisionato da Carlo Croccolo può arrivare a costare dai 20 ai 40 euro.
Pensare che dare soldi ad associazioni e fondazioni risolva il problema è da stupidi così come aprire e tenere scuole di scrittura dove per entrare devi fare un mutuo o essere raccomandato.
Non voglio dire che il discorso di Baricco sia completamente sbagliato ma che le idee se sono buone hanno sempre un valore forte e concreto: probabilmente se la cultura della società italiana vacilla e sta per crollare (forse l’ha già fatto?), pur provenendo da basi solidissime, un motivo deve pure esserci. Si è guardato al passato senza pensare al presente e soprattutto al futuro.

Quanti di voi, parlo di quei giovani nella fascia 18-25 anni che frequentano molto i social network, sono entrati in un teatro ed hanno goduto di uno spettacolo? Cosa vi ha spinto a scegliere il teatro invece che il cinema, la tv o il Web?

[UPDATE]

– A quanto pare non sono l’unico a pensarla così: altri pareri su Repubblica.

Un Paese a senso unico

Scrive bene Alessandro Gilioli in Sanremo come metafora:

Il vincitore arriva diritto diritto dagli studi di Cologno, il presentatore e la sua spalla pure, la reginetta dell’ultima serata rappresentava la storia aziendale e familiare di Fininvest, la canzonetta più applaudita e arrivata seconda era un trattatello in forma di case history sull’omosessualità vista come condizione di sofferenza da cui emanciparsi per diventare felici e regolari padri di famiglia.

Direi che la puntata finale di Sanremo è stata una perfetta sintesi e un’incarnazione catodica dell’aria che tira in Italia, cioè del regimetto Mediaset-Vaticano che oggi detta legge al paese e gli impone tutti i suoi parametri culturali.

Keyboard Privacy: si possono intercettare i tasti premuti sulla tastiera?


Compromising Electromagnetic Emanations of Keyboards Experiment 1/2 from Martin Vuagnoux on Vimeo.

La risposta è affermativa nel caso di tastiere wireless (poichè la comunicazione con la base non sempre è criptata) ma sembra che anche quelle tradizionali, che si colleghino con la porta Ps/2 o Usb, siano a rischio di sicurezza.
Il video sopra è una dimostrazione dello studio “Compromising Electromagnetic Emanations of Wired and Wireless Keyboards” condotto dal Lasec (Laboratorio di Sicurezza e Crittografia) di Losanna, in Svizzera: in base a questa ricerca sarebbe possibile intercettare facilmente quali tasti vengono premuti anche se il bersaglio si trova a circa 20 metri distanza dietro ad un muro.
Sono state usate due keyboards, una del 2001 ed un’altra del 2008. In pratica, mediante un’antenna vengono captate le emissioni elettromagnetiche delle tastiere e riconvertite in lettere, simboli e numeri; la strumentazione richiesta sarebbe tra l’altro poco costosa.

Niente allarmismi: per ora non c’è (almeno non conosco) nessun studio definitivo che metta a rischio l’inserimento di password e dati sensibili mediante tastiera dai PC (o anche apparecchi come i Bancomat). I display OLED e le nuove interfacce “touch” risolveranno questo problema?