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Tutto ciò che riguarda il mondo della politica e dei politici

Scugnizzi della libertà

Il nuovo inno del PDL insiste su libertà e sul famoso partito dell’amore (che poi invece si è rivelato essere tutt’altro) e forse Angelino Alfano intendeva questo con la sua Italian Political Digital Academy: un inutile inno montato con Movie Maker, con un testo scritto da un quasi ottuagenario che sembra uscito da un tema delle elemantari e una musica che forse anche Apicella avrebbe fatto meglio.

A prima vista sembra il partito della imbruttimento (che non si evita mettendoci dentro bellocci, bellocce o “esperte di economia”), del vuoto e dell’arretratezza, di una finta, esasperata ed ostentata ricerca di valori che ridicolizzerebbe qualsiasi leader perchè da gente (magnifica gente) a gentaglia il passo è breve.

[AGGIORNAMENTO]

– L’inno del PDL è stato rimosso dal canale ufficiale del PDL per una violazione del copyright da parte di YouTube di tale Djremix (anche se a me sembrava simile a Candy Candy). Non si conoscono le motivazioni ufficiali ma il partito lo ha caricato su Facebook.

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Political Digital Academy

Foto: http://ilgloriosocamerata.tumblr.com/

Mentre Obama realizza il truth team, il team della verità, oggi il segretario del PDL Angelino Alfano presenta la Political Digital Academy che dovrebbe essere una “iniziativa permanente per la formazione, informazione e sensibilizzazione sulle opportunità offerte dalla Rete, rivolta ai deputati, ai sostenitori e più in generale a tutti coloro che si riconoscono nei valori del partito. L’iniziativa prevede sia una serie di incontri sia la distribuzione online di materiale utile ad approfondire gli scenari e gli aspetti tecnici della comunicazione politica online“.

Se la memoria mi aiuta ricordo una cosa del genere da parte di un gruppo di parlamentari espressione di più forze politiche riunite sotto “l’integruppo parlamentare 2.0“. Era il 2009: quante volte si sono visti e quanti incontri sono stati di formazione? Hanno imparato veramente qualcosa i politici che hanno poi legiferato con ridicole e restrittive misure tese a imbavagliare la Rete che hanno fatto ridere tutto il mondo?

Dopo anni di Governo, dopo aver sbandierato la creazione di posti di lavoro, ora che non sono più al timone di questo Paese cominciano a parlare di economia digitale e di una Silicon Valley italiana. Ma cos’hanno fatto per le startup? Nulla.

Evidentemente la campagna elettorale è già cominciata, diffidare sempre di chi fa proclami: abbiamo dovuto aspettare Monti per cominciare a leggere qualcosa sull’Agenda Digitale e avere uno schifo di SRL semplificata (che pure serve a poco): nonostante al Governo ci fosse l’imprenditore Berlusconi non ha fatto nulla per riformare il diritto societario (se non con norme quali l’assurda abolizione del falso in bilancio e altre porcherie) e lo sviluppo dell’Italia. Contatemi quanti posti di lavoro ha creato ed agevolato per aziende non sue; per questo parlare di Digital Academy ora fa un po’ sorridere e riempire il sito di Alfano con sue foto mentre gioca con l’iPad non serve a niente.

Il PDL intende rimodernarsi perchè aveva un leader antico che a malapena riusciva a scrivere gli SMS e ora ce ne è uno che forse è in grado di usare un tablet: davvero credete che questo cambiamento sia più decisivo ora della creazione di un programma politico serio, articolato e condiviso? Partecipare a una conversazione sui social media senza aver deciso prima e in maniera ponderata i contenuti non è completamente inutile se non deleterio?

In Italia, dove è più facile aprire un partito che una azienda, ci vorrebbe ben altro che una accademia che istruisca i politici sul digitale, su come comunicare al meglio se non hanno niente da dire.

Le tre C della Camorra

E’ bastato cambiare il prefetto di Caserta e sono arrivate le commissioni d’accesso ad alcuni comuni di Gomorra: Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno, le tre C della camorra avranno tutte uno o più commissari e proabilmente presto verranno coinvolti anche altri paesi come San Cipriano e Villa Literno.

Si è scoperto ciò che tutti sapevano ovvero un forte legame ed una collusione profonda tra politica e camorra come abbiamo discusso quasi un mese fa nell’incontro di Libere Conversazioni a Teatro (il cui video finirà presto online) parlando tra gli altri di Nicola Cosentino.

Ora sarà fondamentale ripulire una parte del tessuto sociale che ha eletto questi rappresentanti ed ha permesso, favorito e avallato che i centri di potere si focalizzassero attorno a personaggi corrotti, politici e camorristi, favorendo e coltivando l’illegalità in quei territori. E sarà importante anche ascoltare con attenzione le richieste di cittadini onesti e di comitati come il coordinamento per il Riscatto affinchè si comprenda veramente chi è dalle parte della giusto perchè vuole il bene di quei comuni perchè escano dall’ingnoranza ed entrino in una consapevole fase di legalità e progresso.

Leggere il vocabolario della camorra di Alessandro Pecoraro può servirci come una delle guide attraverso le quali comprendere le dinamiche che hanno portato la politica e i cittadini a confondere e mischiare la criminalità organizzata con lo Stato che è stato per troppo assente, colpevole di essere autore dell’alfabeto della camorra con queste tre C insieme ad altre lettere declamato per anni davanti agli occhi di tutti.

Web Revolution: la primavera della Tunisia

Web Revolution sono degli appunti per un libro sulla primavera araba che sto scrivendo, un tentativo di capire se il Web ha avuto veramente un ruolo in quei Paesi e come. Ho chiesto a Fabio Merone, sociologo italiano che in Tunisia fa parte degli osservatori italiani, di raccontarmi come si è evoluta la situazione tunisina e questo è un suo primo articolo che ha scritto più di 1 mese fa.

Ci avviciniamo alla commemorazione dell’inizio dello scoppio dell’Intifada tunisina il 17 dicembre 2010. Una data scolpita per sempre nella storia del mondo arabo; in un paese, la Tunisia, cosi’ vicino all’Italia e all’Europa. Ad un anno da questi avvenimenti che tanto entusiasmo avevano generato nella coscienza dei popoli arabi, l’atmosfera é decisamente cambiata.

Gli avvenimenti della Tunisia si saldano in meno di un mese con l’uscita di scena del dittatore: una scossa che fa tremare l’dificio delle dittature della regione: per questo senz’altro ci si é affrettati a definire questi avvenimenti “rivoluzionari”.
Tuttavia chi fossero i rivoluzionari e quale progetto politico avessero, é una problematica che é stata messa al centro del dibattito fintantoché piu’ di uno ha messo in discussione la tesi che di vere rivoluzioni si trattasse (soprattutto durante gli sviluppi della crisi libica). Quando l’onda della primavera araba é arrivata a Damasco sono nate adddirittura le teorie del complotto: l’occidente veniva chiamato in questione ed Al Jazeera, una volta simbolo del nazionalismo arabo, accusata di strumento di esecuzione di un piano americano-quatarino mirato all’egemonia occidentale nella regione.
La questione la si puo’ leggere tuttavia da un’altra angolazione. Se il processo di trasformazione in atto della regione non fosse altro che il completamento del progetto di edificazione dello stato moderno nell’area arabo-musulmana?
Visto da questa prospettiva risulta piu’ accettabile una lettura degli avvenimenti che integri al suo interno gli aspetti di continuita’ e quelli di rottura. Appare inoltre piu’ chiara la comprensione dell’emersione del fenomeno islamista e della strategia di Washington di sostenere l’emersione di partiti politici moderati di ispirazione islamica, sulla base del modello turco. Continua a leggere

Italia 8,6 30 39

C’è gente che vede l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza ed Equitalia dappertutto o quasi e forse è quel quasi che ci frega. C’è gente che vede ricchi dappertutto ma perde di vista il fatto che non c’è niente di male a produrre ricchezza se è figlia della legalità.

Vedo la politica fare poco se non limitarsi ad annunciare decreti, la panacea di tutti i mali dell’Italia sempre in emergenza, in riserva.
E vedo gente che non lavora (l’8,6% secondo l’ISTAT), vedo gente studiare, altra non fare niente (se Aristotele diceva “lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero”, Serge Latouche ne “La scommessa della decrescita” cita Jacques Ellul e parla di lavorare meno, lavorare tutti) durante il giorno ma comunque tutti accomunati dal fatto di essere disoccupati e non avere un lavoro. Ne vedo di giovani ma anche di 50 enni e vorrei si cominciasse a parlare di disoccupazione senile anche sui media e con indagini serie.

E ne vedo tanti al Sud ma anche a quel Nord che per molti è diventato sempre più Nord, oltre Milano e Bergamo.
E vedo la disoccupazione giovanile essere salita al 30,1%, il tasso più alto dal 2004.
E vedo la disoccupazioni delle giovani donne del Sud al 39% con 4 ragazze su 10 che non lavorano.

E vedo sempre manovrone, non vedo mai misure a breve e medio termine che dimostrino per una volta la comune visione di uno scenario con il tentativo di spaccarla più che di scivolarci sopra camminando a tentoni urlando “Crescita“!
E vedo le microimprese, quelle che più assumono a tempo indeterminato (udite udite!), essere snobbate di continuo con tanti poveri startupper e lavoratori strozzati dalla burocrazia e dall’impossibile Srl.

E vorrei vedere invece degli incentivi ed obiettivi fissati per il lavoro, non di quelli fumo che si davano al settore dell’automobile ma simili a quelli che si è data l’Europa per i cambiamenti climatici con il 20-20-20 anche se riformulati in maniera diversa e più credibile.

Se questo Paese vuole davvero risorgere è questo l’obiettivo che si deve fissare: Italia 8,6-30-39. Da Cortina in giù sono ancora troppo pochi quelli che ne parlano e fanno qualcosa.

Parlamentari operai

Secondo Antonio Mazzocchi del PDL i parlamentari italiani hanno al netto lo stipendio più basso d’Europa perchè pagano il 45% di tasse. Poverini, perfino l’IRPEF sono costretti a pagare i deputati.
Lascio a Gilioli fare i conti: mentre questi scellerati si contano la diaria nella vicina Germania succede che la disoccupazione non è mai stata così bassa negli ultimi 20 anni e che in 12 mesi sono stati creati 500 mila nuovi posti di lavoro.

Stiamo perdendo tempo e, ovviamente, tanti soldi ed opportunità.