Braccia rubate al lavoro: Roberto Calderoli

Nasce a Bergamo con parto celtico, invece del forcipe hanno usato le corna di yak. Da giovane è capellone e alternativo. Parte per gli USA dove diventa ballerino di Michael Jackson partecipando al video Thriller. Come ballerino è mediocre, ma è l’unico che non deve essere truccato.
Si innamora di Michael Jackson, hanno una breve storia, ma si lasciano per raggiunti limiti di età. Nessuno dei due si riprenderà mai più.

Calderoli diventa omofobo, razzista e gran castratore del mondo.
Nel frattempo diventa dentista per corrispondenza con la scuola Radio Elettra dove conosce Bossi.
La prima volta che guarda in bocca Bossi capisce il suo futuro.

Si sposa con rito celtico, invece del riso gli tirano salciccia e polenta e inizia la carriera politica. Con un principio: essere ideologicamente padano purissimo e farsi pagare uno stipendio miliardario dagli italiani, anche meridionali.

E’ troppo anche per me, mi fermo qui, per pudore non pubblico nessuna sua frase.
Per saperne di più andate su Google e cliccate la parola “indecente?.

Mandiamolo a lavorare.

Che lavoro gli fareste fare.

a. Pupazzo di un ventriloquo
b. Raccoglitore di urina di maiale per sconsacrare le moschee
c. Lanciatore di forme di parmigiano

di Beppe Grillo e Stefano Benni (il Lupo).

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

3 thoughts on “Braccia rubate al lavoro: Roberto Calderoli”

  1. Comunicato stampa.

    Sul penoso e irresponsabile caso Calderoli è intervenuto il direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro:”Questa è solo l’ennesima e spero ultima esternazione tragica di un governo che ha consegnato l’Italia alle note tristi del “de profundis”, che sta suonando da tempo, e che purtroppo viene camuffato dalle ostentate vibrazioni di una inesistente musica esilarante. Un governo, che ha fatto dello scettro censorio lo strumento similborbonico del potere acquisito, o quasi strappato all’elettorato con blitz propagandistici, ha fatto sprofondare negli abissi della vergogna, con sfumature ridicole e tratteggiate di grottesco, la nostra amata nazione. Ero fiero di essere italiano, lo sono ancora, ma con molta tristezza per una classe dominante che ha mortificato in più occasioni la nostra immagine nel mondo, e sentendomi ostaggio di un potere plutocratico, che a colpi di milioni fa in modo di oscurare sempre la verità e cerca di evitare che le masse pensino troppo. Quando un manipolo di esaltati fanatici, rappresentanti delle frange razziste estremiste del nord, piega con i ricatti una maggioranza di governo interessata solo a mantenere le terga ben salde agli scranni decisionali, per poter varare favorevoli leggi ad personam, in barba a quel conflitto di interessi tanto sbandierato e invocato da una flebile opposizione, che nello specifico si è tramutato in una piena armonia di interessi, non dobbiamo meravigliarci se poi un ministro della Repubblica compia un atto come quello che ha visto protagonista Roberto Calderoli. A gente che ha avuto il coraggio di urlare il proprio sogno nel cuore: bruciare il tricolore, poco importa se degli italiani, numeri di poco conto nella loro cinica contabilità, vengano uccisi nel mondo da un fanatismo aberrante, che altro non aspetta per dare sfogo alle represse valvole dell’odio e della violenza, ben strumentalizzate da altri governi, bramosi solo di potere dominante”.

  2. In Libia brucia il consolato italian0, conseguenza della maglietta indossata da Calderoli, che conteneva le vignette satiriche su Maometto. Nessuno ha fatto in tempo a spiegare che l’esponente della Lega non ne aveva ancora capito il senso ed era solo in attesa che qualcuno gli desse spiegazioni.

    Il Ministro della Repubblica, a camere già sciolte, si è comunque dovuto dimettere sotto pressione di un Premier imbarazzato, come se lo avesse ascoltato per la prima vota. La novitá più interessante è che Berlusconi non ha preso l’interim di quel ministero.

    Le famose vignette danesi sembrano così aver scatenato una vera e propria rappresaglia popolare; strani questi islamici.
    Dopo 2 anni di guerra in Iraq, Imam cacciati da tutte le parti del mondo occidentale, accuse di essere tutti terroristi a prescindere e decine di migliaia di editoriali al vetriolo contro, decidono di esprimere il loro dissenso solo ora per tre vignette.

    Potenza della satira?

    Anche dopo queste dimissioni e prima ancora le scuse ufficiali del governo danese, la situazione non è comunque migliorata. Anzi. I fuochi accesi intorno alle ambasciate Europee, in medio-oriente e nella fascia del Maghreb, hanno superato quelli delle banlieue parigine.
    Il presidente Chirac non è riuscito a tenere neanche questo di primato.

    Un grosso smacco per l’Eliseo.

    Ci si chiede cosa accadrà il giorno che capiranno che non sappiamo ancora la differenza tra la parola “musulmano” ed “islam”, e pretendiamo di aver capito quel mondo, giudicandolo sbagliato e spendendoci pure un sacco di soldi pubblici in armamenti e guerre per farli diventare come noi!

    Speriamo che ai cinesi non venga in mente di esportare il loro modello su scala mondiale, come facciamo noi, perchè ho delle serie difficoltà a mangiare il riso solo con le bacchette.

  3. @Italymedia: Non conoscevo Italymedia,mi è venuto in mente subito Indymedia,nota testata già censurata. Sono daccordo comunque con il comunicato stampa rilasciato,solo tenderei a smorzare i toni magari non mettendo altra carne a fuoco ributtando tutto su questioni politiche che hanno poco a che fare con lo sciocco gesto di un uomo.

    @inopera: Forse la satira è un piu’ ampio e semplice mezzo di comunicazione che pangeorgici editoriali scritti sui piu’ famosi paper del mondo,arriva subito e presto alla gente. Hanno già capito da un pezzo gli islamici che di quel mondo conosciamo veramente poco mentre loro di questo passo continueranno a conoscere soltanto gli aspetti negativi della nostra civiltà: la cosa piu’ grave è esportare un modello di democrazia che neanche da noi funziona (o è presente) volendo modificare degli usi,costumi e socialità propri di una cultura giustamente diversa dalla nostra.

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