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Come muore un dittatore: Gheddafi

I dittatori diventano dei miti da vivi, da morti contano soltanto nei libri di storia e nei tribunali. Non sono contento della morte di Gheddafi come di quella di nessun uomo. Come per Saddam che va incontro al patibolo anche di questo sanguinario resteranno soprattutto foto e video degli ultimi attimi della sua vita. E ovviamente un Paese da ricostruire.

Photo: http://72dotsperinch.blogspot.com/

P.S. E com’è stato catturato:

Scendi giù, manifesta pure tu

Chime.In, un nuovo social network che fa guadagnare

Un posto in cui condividere e scoprire interessi e argomenti in comune c’è già ed è Facebook ma se esistesse una rete sociale che fa guadagnare dei soldi? La soluzione presentata al Web 2.0 Summit sembra sia Chime.in.

Si tratta di un nuovo social network realizzato da UberMedia che presenta come novità la possibilità di seguire solo una parte di una persona condividendo foto, video e testi di 2.000 caratteri. Per diminuire il rumore delle conversazioni sono divise in maniera netta la sezione dei contenuti creati dai brand e quelli degli utenti, gli UGC.

In realtà non è un’altra ed esclusiva rete sociale perchè ci si può collegare attraverso Facebook e Twitter. L’aspetto più innovativo di Chime.in è che consente di guadagnare dividendo i ricavi pubblicitari della pubblicità (i click sui banner) con gli utenti attraverso il revenue sharing: in questo modo le persone passerebbero con più piacere il proprio tempo su questo social network e UberMedia potrebbe soffiare gli utenti a Facebook più facilmente. I publishers che investiranno su Chime.in prenderanno il 100% delle revenue dell’advertising che piazzeranno sul social network e il 50% degli ad che UmberMedia inserirà.

Il motto di Chime.in a detta del suo CEO infatti è “monetization take place where engagement takes place“. Le persone sono stimolate a produrre contenuti ed interagire dall’illusione del guadagno. Basterà come motivazione per soffiare gli utenti a Facebook?

Per ora Chime.in è in versione Beta ma a breve uscirà anche come applicazione per Android e iPhone.

P.S. Prima impressione: ancora non ho capito come avviene il revenue sharing ma si gioca molto su keywords e argomenti d’interesse correlati. Secondo me sarà il paradiso-inferno per i SEO e per chi fa SPAM dunque una rete sociale inutile.

Dati aperti: finalmente l’open government in Italia?

Dopo aver rosicato guardando cosa facevano gli altri Stati oggi ci sono finalmente due iniziative meritevoli riguardo l’open government: i dati della pubblica amministrazione cominciano a essere disponibili a tutti anche in Italia.

Nascono www.data.gov.it, un ancora lontano gemello di quello americano e degli altri (secondo questo rapporto siamo ancora molto indietro) ma un bel primo passo e l’iniziativa Wikitalia promossa da Riccardo Luna e rivolta ai comuni sperando coinvolga quelli virtuosi che sono già tanti.
Tutti i cittadini possono partecipare a cominciare dal concorso di idee APPS4ITALY per realizzare applicazioni, progetti e visualizzazioni con i dati messi a disposizione. Non basta infatti avere i dati, bisogna saperli utilizzare.

L’associazione Data.gov.it festeggia.

Google Analytics Premium

Google si prepara a lanciare Google Analytics Premium, una versione a pagamento del sistema di statistiche più noto. Cos’ha in più rispetto al gemello gratuito?
Più potenza, più dati e variabili dunque più analisi personalizzate e informazioni sugli utenti con l’aggiunta di un supporto al servizio attivo 24 ore su 24.

I blogger e le piccole aziende non lo pagheranno anche per le cifre che si vociferano: voi sareste disposti a sborsare 150 mila dollari all’anno? Google per continuare ad offrire Analytics in maniera gratuita farà pagare il Premium a pochi ricchi?

Facebook conserva tutto di noi: anche i messaggi privati che abbiamo cancellato

Come questo studente tedesco credo che anche io compilerò il form di richiesta dei dati personali che Facebook conserva senza il mio consenso.
Il video è assolutamente da vedere dal minuto 1:10: Facebook tiene traccia di noi dividendo la nostra vita digitale in 57 categorie e raccoglie informazioni da tutti gli utenti, perfino i messaggi privati che credevamo di aver cancellato definitivamente non vengono eliminati da Facebook ma restano, senza alcuna garanzia di sicurezza, nei loro database.

Apriamo gli occhi: è tempo di trasferirsi veramente tutti su Diaspora o bisogna chiedere e pretendere da Facebook regole certe e sicure che salvaguardino la nostra privacy? Chissà che tra qualche annetto l’utopìa della grande rete sociale non finisca per sparire, desertificata a causa di questo occhio invasivo.

Via [Stefano Quintarelli]

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