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Il dopo Berlusconi e la classe politica del “Bunga Bunga”

A me di Berlusconi non è mai interessato nulla. Almeno prima della sua entrata in politica, delle sue faccende private, delle aziende, della sua squadra di calcio: niente poteva interessare un privato cittadino come me sul privato di un altro cittadino.
E però un politico deve essere anche un modello. Se non è un uomo modello deve essere per lo meno un esempio come cittadino. Un politico non fa solo propaganda e marketing di se stesso ma rappresenta un riferimento soprattutto quando ha un potere forte alle spalle o guida un Paese.
Non dico una novità ma il male di molti italiani è che abbiano preso come modello Berlusconi ed il suo Berlusconimo.

Ed è gravissimo che lo portino e lo abbiano portato anche in politica perchè questo non consente un ricambio nell’ottica di una nuova classe politica, la generazione che guiderà l’Italia in futuro. Richiamare l’attenzione chiamando una lista “Bunga Bunga” è un modo spicciolo, antichissimo e subdolo di fare politica, un sistema arrivistico che ci ha rovinati e corrosi.
Se vuoi fare politica spendi e investi la tua energia e intelligenza prima nel risolvere i tuoi problemi e quelli delle persone che non conosci e non hai mai incontrato ma solo se coincidono. Altrimenti lascia perdere, vuol dire che rappresenti un èlite e basta. E’ questo l’unico modo che ci resta per fare buona politica.

Non muoiono i blog, muoiono le persone: Stay Human

Questo non è un Coccodrillo 2.0, qui non si gode nell’esaltare martiri, non si vuole urlare “così muore un vero italiano”. Non conoscevo Vittorio Arrigoni ma ogni tanto mi capitava di leggere il suo interessante blog Guerrilla Radio che raccontava la vita da Gaza (oltre al suo Facebook). I miliziani volevano uccidere Vittorio “Utopia” e ci sono riusciti, hanno usato anche YouTube per lanciare un “ultimatum” con il video di sopra.

Tutto questo si commenta da solo. La vita online dopo la morte è terribile ma spero che il suo blog “Guerrilla Radio” diventi un libro anzi un ebook che tutti possano leggere. Una piccola e insignificante riflessione sui blog è che se non hai niente da dire, se non vivi a pieno la tua vita, qualsiasi strumento tu possa usare in Rete (un blog, un social network, un wiki) è già morto in partenza.

Non c’è bisogno di una vita straordinaria o di una guerrilla quotidiana, il segreto è “restare umani“. Allo “Stay Hungry, Stay Foolish” di Steve Jobs forse dovremmo aggiungere anche lo “Stay Human” che Arrigoni usava alla fine di ogni suo post.

[UPDATE]

- Assolutamente da leggere il post di Gennaro Carotenuto che ci ricorda alcune cose su Arrigoni e sulla sua quasi annunciata morte.

Comuni 2.0: l’utilizzo dei social network nei comuni italiani di medie e grandi dimensioni

Come usano i comuni italiani medi e grandi (sopra i 15 mila abitanti) i social media? Se non li usano perchè non investono?

Alcune risposte sono contenute nella ricerca “Comuni 2.0: l’utilizzo dei social network nei comuni italiani di medie e grandi dimensioni” che il professore Fabrizio Monatanari mi ha gentilmente inviato. Continua…

Quanto vale il Web in Italia?

Una risposta a questa domanda è contenuta nella ricerca (file .PDF) dal titolo “Fattore Internet” commissionata da Google e del Boston Consulting Group: da sola, cioè senza considerare l’indotto ed altre voci, l’Internet in Italia è valsa 31,6 miliardi di euro nel 2010 ossia circa il 2% del PIL mentre le stime dicono che nel 2015 potrà essere il 4,4% del PIL, circa 59 miliardi di euro con una crescita annua del 18%.

Perchè dunque essere sempre pessimisti e non provare ad avere ottimismo e contagiare le aziende, gli imprenditori ed anche la politica più che con iniziative di facciata con casi studio, seminando formazione e incontri pubblici sul territorio?
Se il 55% delle PMI italiane intende entro quest’anno fare investimenti nei progetti di information technology allora bisogna probabilmente stare al loro fianco, invogliarle, aiutarle a fare ricerca e innovazione in un processo virtuoso che coinvolga anche le università, che ascolti e risolvi i problemi del giovane welfare, che favorisca finalmente gli investimenti delle grandi imprese.

Le aziende che usano Internet crescono in maniera più veloce e considerando che tempo vuol dire denaro questo è un vantaggio non da poco. Il timore però è che gli italiani siano sempre soli, un grande popolo che riesce a fare tutto ed il contrario di tutto senza esser guidato da uno statista. Per questo insisto che siamo noi tutti singolarmente responsabili se le cose vanno male oppure bene, che ci vogliano continuamente esempi positivi affinchè quella ricchezza che è di pochi diventi – necessariamente e meglio – distribuita.

Via [Daniele Lepido]

Zuckerberg vs Assange

La differenza tra Mark Zuckerberg e me? Io vi fornisco gratuitamente informazioni private sulle corporations, e sono un delinquente. Zuckerberg fornisce le vostre informazioni private alle corporations per soldi ed è l’Uomo dell’Anno.
(Julian Assange)

Via [Dino Amenduni]

Un paese di vecchi (imprenditori)

Perchè non si parla più di imprenditoria giovanile?

Diminuiscono gli imprenditori giovani mentre aumentano i titolari di imprese individuali con più di 70 anni iscritti nei registri delle Camere di commercio italiane. In cinque anni i titolari di imprese individuali con meno di trent’anni iscritti nei registri delle Camere di Commercio italiane si sono ridotti di 43.624 unità, pari ad una contrazione del 15,8% che – evidenzia lo studio – è responsabile del 35% della diminuzione complessiva di imprese individuali (124.686) avvenuta in Italia nel periodo considerato.

La concentrazione maggiore di titolari più giovani si registra nelle regioni meridionali: in particolare è la Calabria la regione con le imprese dal volto più giovane (9,4%), seguita da Campania (9%) e Sicilia (8,3). Al Trentino-Alto Adige spetta invece il primato di regione con la presenza più bassa di giovani (4,9%), mentre alla Basilicata il record della maggior riduzione di under 30 (-27% in cinque anni).

Via [Il Sole 24 ore]

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