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Licenziami ad alta voce

A me queste nuove norme sul lavoro fanno paura, specie quella medievale sul licenziamento orale:

Per la legge il licenziamento deve essere comunicato in forma scritta: se comunicato oralmente, non è valido. Ma ora il termine dei 60 giorni varrà anche per i “licenziamenti orali”. Se un datore di lavoro sosterrà che il licenziamento c’è stato prima della data indicata dal lavoratore (e ben prima dei sessanta giorni a disposizione), basterà trovare dei testimoni compiacenti per bloccare il processo

La giornata più pazza del mondo

Non adesso, dobbiamo lavorare Leslie!

Frassoni vs Wikileaks

Brutto autocitarsi ma tant’è:

Quelli che: per sapere che l’Italia è allo sfascio e viene presa per il culo all’estero hanno bisogno di Wikileaks.

Domani uscirà su tutti i giornali il rapporto di Assange, ci saranno le solite conferme su Berlusconi considerato come il clown del G20, l’Italia e qualche sua azienda derisa, gli opion leader insorgeranno, discuteranno di una banalità ormai nota a tutti gli italiani che non hanno bisogno di documenti scandalistici à la Dagospia.

Nel mentre accadrà questo a me invece fa piacere pensare che tra i 100 Global Thinkers di Foreign Policy ci sia un solo italiano: Monica Frassoni.
E dopo aver visto la puntata di Report sulle fonti rinnovabili (su Tekneco ne parlo di continuo) posso solo sperare che l’Europa ci restituisca presto la Frassoni (non mi importa con quale partito), magari ci pensa lei all’energia dell’Italia con un piano serio. E’ volere troppo?

Il Piano per il Sud: giocatori tristi che non hanno vinto mai

E’ mesi che si parla del Piano per il Sud, un documento (per alcuni fantasma) di 25 pagine, 8 capitoli che descrivono una politica di sviluppo che non dovrebbe essere più assistenzialista ma tesa a fare infrastrutture, combattere la criminalità, il sommerso, favorire l’investimento delle aziende, migliorare la sicurezza sul lavoro, investire in formazione e ricerca, snellire giustizia e pubblica amministrazione.

Il ponte sullo Stretto non serve a niente ad esempio, finire la Salerno-Reggio Calabria sarebbe un obbligo che non dovrebbe neanche rientrare in un piano del genere ma appartenere al passato. E invece ci sarebbero 100 miliardi (tra fondi europei, nazionali e scarti non ancora investiti) da investire, il condizionale è d’obbligo perchè secondo alcuni, ovvero il Cipe, sono solo 5,5 miliardi, cifra che basterebbe a fare l’alta velocità Napoli-Bari per raggiungere le due città in 2 ore.
Da questo si comprende subito che il ponte sullo Stretto non serve a niente ed è pure utopìa.

A voler essere precisi sono anni che si parla di Piano per il Sud, almeno dalla Finanziaria 2007 che introduce anche una legge che disciplina la governance tra Regioni e Stato in barba a tutti i pipponi sul federalismo. Quando leggo che Tremonti vuole fare la Banca del Mezzogiorno per favorire la nascita di nuove imprese e aiutare l’immprenditoria giovanile, un po’ mi sembra di tornare indietro di anni.

Tra l’altro nel piano sarebbe previsto l’accesso alla banda ultralarga per il 50% della popolazione residente nel Sud e 3-4 poli di ricerca come l’Iit di Genova (sarebbe tanto chiedere di cominciare con 2 politecnici per regione?). Io sono contento che ci sia un Piano per il Sud però sono preoccupato perchè non leggo tanto spesso un documento che si chiami “Piano per l’Italia” perchè il problema di questo Paese è stato proprio questo: una regione è cresciuta più di un’altra e si è creato questo imbuto difficile da aprire.

Non vorrei tra qualche decennio che i miei figli debbano leggere questo post e cominciare a ridere o incazzarsi per motivi opposti, per la mancanza di un Piano per il Nord.

Tutta colpa del cloud computing

Non si parla più di Web 2.0 ma tutti inneggiano al cloud computing mentre pochi si chiedono quanto sono sicuri i dati delle aziende e quanto investano in sicurezza, backup, recovery dei sistemi virtuali.

Secondo il Global Information Security Survey di Ernst & Young del 2010 i servizi di cloud computing vengono adottati sempre più spesso (il 23% degli intervistati li utilizza e un 15% li adotterà nel prossimo anno) ma il 52% delle 1.600 imprese sondaggiate a livello mondiale ritiene che uno dei principali rischi legato alla nuvola sia la perdita di confidenzialità delle informazioni. e la visibilità sui dati aziendali.

E non solo: secondo il Symantec Disaster Recovery Study il 50% delle applicazioni critiche di massa gira sulla nuvola ma per il 66% degli intervistati la sicurezza è la maggiore preoccupazione quando si usa il cloud computing. Inoltre il 55% sostiene che quando si usano i sistemi cloud l’aspetto più difficile è controllare i failover e rendere le risorse disponibili.

Ridurre i costi e diminuire il rischio di disaster recovery con il cloud computing si può ma la domanda dei manager IT è sempre quella: e se poi dalla nuvola grandina?

Se l’Italia va a rotoli è per un complotto di Wikileaks

Geniale davvero mr. Frattini scaricare rifiutifull e i rifiuti di Napoli su Wikileaks, è da premio Nobel anzi da premio Oscar per la migliore sceneggiatura.

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