I have PSD è una idea divertente: la vita di tutti noi è un gigantesco PSD, basta fare le modifiche giuste.
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I have PSD è una idea divertente: la vita di tutti noi è un gigantesco PSD, basta fare le modifiche giuste.

Foto: Collettivo Latrones
Questa è peggio di una Rifiutifull sudamericana, ero stato fin troppo delicato. Sono terribili scene di guerra civile e guerrilla urbana, nessun scrittore famoso potrà salvarci.
Qui non si discute più la libertà di stampa o il diritto dei cittadini a manifestare ed esprimere dissenso, soprattutto davanti alle immagini di questa ragazza che viene presa e spostata a peso morto neanche fosse una carcassa qualsiasi:
Ci si chiede invece se l’Italia abbia coscienza civica e sia un Paese civile o semplicemente possa tornare ad esserlo al più presto. A me sembra che, contrariamente al dibattito da divano letto che si è aperto quache tempo fa, i barbari siano già arrivati.
E siano in mezzo a noi, come noi: quelli che benpensano ora sono diventati benagiscono.
Ricordate la tassa su cellulari e PC emanata dalla legge Bondi che aveva fatto aumentare i prezzi dei dispositivi di archiviazione ad esempio e portato a una moratoria ed a petizioni?
Su Punto Informatico, Guido Scorza spiega che in base ad una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea l’equo compenso per come è stato costituito anche in Italia non ha ragione di esistere e quindi dovrebbe scomparire già da oggi.
A quanto ho capito io l’idoneità all’equo compenso è data dal tipo di supporto mentre la qualità dall’acquirente: dunque se hai partita IVA e fai questi acquisti di CD, DVD vergini, chiavette USB, non devi pagare la tassa, l’equo bollo.
E per i cittadini? Vorrei che su questo punto nei prossimi giorni si facesse chiarezza perchè credo che il Governo ora debba recepire questa sentenza ed eliminare (o abbassare?) la tassa sui dispositivi elettronici che fu introdotta da Bondi.
La mia soluzione, forse davvero equa, sarebbe questa: quando vado ad acquistare mi trovo davanti a due prodotti, uno tassato dal bollo, l’altro no. Se voglio comprare un HD per metterci le foto delle vacanze lo compro a 100 euro, se voglio fare uno per una copia privata di un contenuto protetto lo acquisto a 100 euro + l’equo compenso. Dove sbaglio?
Il Ministro Bondi, con il suo Decreto del 30 dicembre 2009, ha esteso l’obbligo di pagamento dell’equo compenso ad una gamma di dispositivi e supporti solo tecnicamente “idonei”, “capaci” o, magari “dedicati” alla effettuazione di copie private, travalicando manifestamente il limite imposto dalla disciplina nazionale e da quella europea e, soprattutto, svuotando completamente di significato il concetto di “destinazione”.
L’equo compenso per copia privata deve necessariamente essere ancorato all’effettivo utilizzo – ancorché identificato solo su base presuntiva – del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata.
La semplice idoneità di una tipologia di supporto o dispositivo alla registrazione di una copia privata così come la sua capacità di registrazione non possono rappresentare – e la Corte di Giustizia lo dice senza reticenze ed ambiguità – il presupposto impositivo per l’obbligo di pagamento dell’equo compenso per copia privata.
Già domani mattina i giudici italiani ai quali la SIAE dovesse rivolgersi per ottenere il pagamento dell’equo compenso in relazione a supporti o dispositivi “non destinati” ad essere utilizzati – per ragioni di carattere commerciale o per la qualità degli acquirenti – per l’effettuazione di copie private”. Si tratta di somme che, da oggi, non possono più evidentemente essere pretese e che, laddove già versate, devono essere restituite.
È una di quelle occasioni nelle quali i Giudici della Corte di Lussemburgo hanno reso giustizia prima e più efficacemente del giudice nazionale.

Probabilmente esprime delle dinamiche un po’ superate perchè al centro non c’è più soltanto un sito web ma volevo comunque segnalare questa infografica sulla SEO, l’ottimizzazione dei motori di ricerca che può servire a chiunque si avvicini a queste tecniche.
Mi farebbe piacere ricevere un parere da Tagliaerbe, Giorgio Taverniti e altri cultori della materia.
Guido Scorza segnala che oggi potrebbe essere il giorno in cui il Consiglio dei Ministri si riunisce e dovrebbe valutare l’abrogazione dell’articolo 7 della legge Pisanu. E’ importante che se ne discuta perchè se la stessa Telecom Italia considera l’accesso wireless strozzato allora c’è poco da chiedere il wi-fi libero in Italia.
Inolte, abrogare quell’articolo non sarebbe una condizione necessaria e sufficiente a risolvere il problema della diffusione e dell’utilizzo del wireless ma sarebbe solo l’inizio di una procedura più seria e ampia da mettere in atto. Lo spiega meglio di me Libertiamo:
L’articolo 7 del decreto Pisanu, infatti, si regge sulla previsione di un doppio obbligo: quello all’ottenimento di una licenza per l’installazione di una rete wi fi pubblica e quello dell’identificazione documentale dei soggetti che vi accedono. Se quanto detto finora è vero, l’abolizione dell’art. 7 del Decreto Pisanu, pur eliminando molto correttamente il laccio burocratico/pubblicistico rappresentato dalla licenza, cassando altresì l’obbligo di documentazione non cancellerebbe il dovere di diligenza e prudenza dei gestori di wi-fi, dal momento che questi sarebbero comunque tenuti a proteggere le reti da intrusioni.
Ciò comporterà, di fatto, che dovranno fornire agli utenti le credenziali per l’accesso e l’utilizzo della connessione.
[UPDATE]
- Ok, il consiglio dei ministri non ha deciso nulla in tal proposito.

Una immagine vale più di mille check-in. Con questo non voglio dire che l’idea wi-fi libero in Italia non sia valida e interessante: il punto è che sono pochissimi (gli early adopters) quelli che usano la geolocalizzazione mentre decisamente di più le persone che hanno bisogno di connettersi in mobilità.
Via [Suzukimaruti]