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Status Analyzer: non c’è dialogo con gli aggiornamenti di Facebook?

Il mio profilo di Facebook è quasi un profilo pubblico: nonostante abbia aperto una pagina dedicata al blog molti continuano ad aggiungermi e ormai uso Facebook quasi esclusivamente per lavoro. Non parlo della mia vita privata.

La maggior parte degli amici che ho su Facebook quindi non sono veri e propri amici, non li conosco di persona, non li frequento. Ho provato quindi a capire quanti di questi leggono i miei aggiornamenti, quanti ne sono disturbati, quanti li ignorano e quanti li apprezzano.

Per fare questa piccola analisi ho utilizzato l’applicazione Status Analyzer. Il risultato è che la maggior parte dei miei “amici” su Facebook non considera i miei “aggiornamenti di stato”, gli status update, degni di essere commentati o per lo meno non ignorati.
C’è invece una buona percentuale, forse i soldati dell’esercito del like, che cliccano solo su “mi piace”:

Le ultime 2 settimane ho pubblicato 27 status e ricevuto 13 commenti da solo 4 aggiornamenti mentre 16 su 27 aggiornamenti hanno ricevuto un “like”. Ovviamente il mio caso non fa statistica e non è indicativo: non si può dire che Facebook sia il paradiso dei “lurker“.

Per questo motivo ti chiedo di usare la stessa applicazione e di pubblicare i risultati. Facciamo un hashtag #statusanalyzer?

Il computer nella scuola italiana: questo sconosciuto?

Leggevo questa indagine sull’uso delle tecnologie in ambito scolastico riguardo PC ed ebook:

Le aule informatiche e la connessione a internet sono presenti nella maggioranza delle scuole, ma solo il 16% degli insegnanti ne fa un uso plurisettimanale. La quasi totalità degli insegnanti e degli alunni confida di avere in casa un computer. Solo il 72% degli insegnanti, però, dichiara di farne uso in ambito scolastico per finalità didattiche, mentre il 28% nega ogni utilizzo dello stesso.

Per il 60% dei genitori gli e-book possono contribuire a contenere il caro-scuola, a fronte di un 40% che li ritiene di scarso o nullo contributo.

Il problema della scuola italiana non riguarda solo le infrastrutture inadeguate con aule informatiche obsolete ma anche la scarsa volontà-predisposizone-possibilità (anche economica e temporale) dei professori ad utilizzarle, a spremerle, a colmare quel gap che li mette in cattiva luce nei confronti degli alunni.
L’altro mito da sfatare è quello della lotta tra ebook e libro di carta, quale dei due mezzi sia migliore per fare didattica. Da un lato c’è l’esigenza di fermare il caro libro e contenere i costi, dall’altro migliorare la qualità dell’offerta formativa senza pesare sulle famiglie e sul bilancio degli istituti.

In tal senso il progetto Book in progress sembra un segnale positivo con casi eccellenti come quello dell’ITI di Brindisi che è andato oltre: con il progetto “Net in progress” i computer finiscono direttamente in classe nelle mani degli alunni che dovranno utilizzarli per studiare, apprendere le lezioni coordinati dal professore.

Altra iniziativa interessante è quella di Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza che, grazie ad un accordo con Asus, darà in dotazione ad ogni alunno delle prime classi un EEE PC da usare a scuola ed a casa per studiare.
Credo che educare già dalla scuola primaria ad un utilizzo consapevole del computer porterebbe i ragazzi ad apprezzare anche la lettura di un buon libro cercando già da piccoli il giusto compromesso, necessario se vogliamo crescere delle menti pensanti, elastiche.

Un Paese allo s-bando

Ho diversi amici, più o meno giovani, che non trovano posto di lavoro come insegnante, psicologo. Non solo precari quindi ma disoccupati ai quali a volte ripeto, anche a torto, che il lavoro “bisogna crearselo da soli”, ormai. Non si possono aspettare 7 anni.

Tocca guardare Di Pietro che fa opposizione dura, se volete sempre populista, ma per lo meno riesce a rappresentare una parte di popolazione che non ha più una voce schietta. Non solo scuola ma anche università, anni accademici che partono in ritardo, aumenti di tasse universitarie, ricercatori sempre più precari, strutture fatiscenti, musei scientifici che chiudono.

Mi ero promesso di citare i casi positivi di questa Italia, un po’ come fa costantemente Wired però non riesco a non raccontare la realtà. Un Paese che non riesce a trovare 800 milioni per la banda larga perchè c’è la crisi, non è un Paese allo sbando?

I supermercati più convenienti in Italia

Quanto si risparmia in ogni città? Clicca sull’immagine per ingrandirla

Andiamo tutti a fare la spesa all’Iper? Ehi, dopo questa indagine sarei curioso di sapere come ne escono i brand delle catene dei supermarket più cari.

Altroconsumo non è la Bibbia ma chissà cosa si inventeranno i guru del marketing…

Altroconsumo pubblica la classifica di supermercati e ipermercati dove conviene fare la spesa.
L’insegna che ottiene il risultato migliore in assoluto è Iper mentre la seconda posizione nella classifica generale (ad un solo punto di distanza) spetta a Esselunga, una catena molto presente nel Centro-Nord e che per anni ha meritato il primo posto nella graduatoria di Altroconsumo.
A quota 102 a pari merito si posizionano: Alì (una catena locale veneta), Bennet, Il Gigante (presenti soprattutto nelle regioni settentrionali), Auchan e Panorama. Al quarto posto a pari merito (103) troviamo Ipercoop e Leclerc, mentre raggiungono quota 104 Carrefour, Emisfero, Famila, Interspar, Dok, Pam e Ipersimply. Maglia nera, infine, per Standa/Billa.

Altroconsumo assegna l’indice 100 alla catena che si è rivelata la più conveniente. Gli altri indici sono assegnati in modo proporzionale, per cui un indice 105 vuol dire che i prezzi sono più cari del 5%.
Le città dove la concorrenza risulta più agguerrita sono Verona, Firenze, Treviso, Pisa, Padova e Arezzo. In queste località si trovano i prezzi più bassi e più interessanti per i consumatori.

Via [Roberto La Pira/Il fatto alimentare]

Diaspora: il Facebook di tutti?

Oggi è il giorno in cui verrà rilasciato a tutti gli sviluppatori il codice di Diaspora, social network simile a Facebook ma completamente aperto perchè promette agli utenti un controllo totale sulla privacy e su ciò che condividono.

Su Github ci sono già le linee di codice. Probabilmente non gareggerà con Facebook però potranno nascere reti sociali nuove e migliori, ognuno potrà costruirsi il proprio Diaspora, un Facebook personalizzato nel quale deciderà lui quali amici avere, cosa e con chi condividere.

YouPorn 3D: l’era del porno in tre dimensioni

Mentre in Italia si gira il primo film porno in 3D, cominciate a dotarvi di occhialini anche a casa e in ufficio perchè la porno culture sta per subire una profonda evoluzione.

L’era del porno in tre dimensioni si sta avvicinando alla massa: ecco YouPorn in 3D. Chi ha la possibilità, lo può provare? Magari di Domenica.

Io resto fedele alle adolescenti alzate di gonne sui vecchi cataloghi del supermarket. Vuoi vedere che alla fine vincerà davvero il porno?

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