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La Net Neutrality e il problema della rete finita

L’accordo tra Google e Verizon mette in pericolo la neutralità della rete principio secondo il quale tutti i pacchetti dei dati che viaggiono in Rete sono trattati allo stesso modo senza subire accelerazioni o rallentamenti in base al contenuto o al protocollo che viene utilizzato.
Non è possibile vedere di buon occhio un simile deal e Stefano spiega anche perchè Google sta diventando il diavolo del Web: è pericoloso giocare con le parole e parlare di “open Internet” quando si delineano principi per i quali un operatore di rete via cavo (che già offre la connessione) potrebbe fornire anche dei servizi aggiunti che potrebbero usare contenuti disponibili già su internet e ricevere una corsia preferenziale per quanto riguarda il traffico degli utenti.

E’ l’Internet delle due velocità: una lenta per i poveri che a stento riusciranno a pagarsi la connessione, l’altra per i ricchi che pagheranno connessione e soprattutto l’acquisto della qualità dei servizi. Eric Schmidt la butta furbamente sul dare potere ai consumatori la cui libertà di scelta sarebbe comunque condizionata dai principi che hanno scelto Google e Verizon.

Insomma come dice Lawrence Lessig nello speciale del New York Times “Who Gets Priority on the Web?” dedicato a questo tema: “The architecture, and the competitive forces it assures, is the only interesting thing at stake in this battle over “network neutrality“. Bisognerà prima o poi venire a capo del problema che Internet è una rete comunque finita: nodi, dorsali, server, datacenter, tutta l’infrastruttura della Rete è dimensionata e ha un costo.

Se faccio bene il mio lavoro (l’Italia migliora)

Sto scrivendo un monologo teatrale: si chiama “Santa Precaria“. E’ la storia di una donna che fatica a trovare lavoro, una storia come tante.

Gli italiani lavorino di più contro la crisi diceva Berlusconi. La riflessione agostana non troppo pesante altrimenti si rischia di soffocare dal caldo e dall’acidità di stomaco è: se fai bene il tuo lavoro e ti impegni nel migliorarti sempre fai un favore ed aiuti anche chi un lavoro non ce l’ha come raccontano quelli di Cogito Ergo Sud in questo video.

Più facile a farsi che a dirsi: ma più che un decreto salvaprecari serve che ognuno di noi faccia bene ma proprio bene il proprio mestiere. Solo così si aprono nuove possibilità anche per chi non ha lavoro…

The 2010 Social Networking Map

La mappa del mondo dei social network aggiornata al 2010. Da notare la presenza dell’impero di Google e il triangolo dei video virali…

Via [Flowtown]

Facebook e Twitter: generazione plagio?

Si parla di “generazione plagio” nell’educazione (c’è anche nella ricerca) alimentata dall’influenza e dalla continua disponibilità di informazioni online. Questa generazione c’è sempre stata nell’arte come nella cultura e per finire anche nell’informatica.

Di recente c’è stata una diatriba tra il creatore di Wodpress, Matt Mullenweg, e l’ideatore del tema Thesis Chris Pearson riguardo la licenza con la quale distribuire quest’ultimo che estende in sostanza la piattaforma gratuita già basata su licenza GPL. Le ragioni di Mullenweg hanno vinto e quindi ora Thesis è compatibile con la licenza di WordPress.

Pearson ha creato un’opera derivata da quella di Mullenweg e quindi è stato costretto ad “adeguarsi”. Il CEO di Creative Commons, Joi Ito ha scritto un post riguardo i pezzi di codice che vengono riutilizzati dagli sviluppatori che mettono insieme software open source: è il problema della License Proliferation che ha creato molta confusione sulle licenze sia per le complessità che vengono aggiunte al nuovo codice che per il suo uso da parte degli utenti.
Ito cita la licenza utilizzata da Wikipedia fino allo scorso anno: la GNU Free Document License (GFDL) era molto simile alle Creative Commons ma nata principalmente per le documentazioni del software libero e quindi non ottimizzata per la scrittura collaborativa di Wikipedia.

Perchè scegliere una licenza come le Creative Commons o la GPL? Sembra una domanda banale e scontata al tempo di Facebook e Twitter che miscelano e fanno sfoggio di software open source ad arte.
La risposta arriva proprio da Ito: “Tweaking a free content license is a lot like tweaking character codes or the Internet protocol“.

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Non è un indirizzo IP ma il numero di libri al mondo secondo Google. Il calcolo che hanno fatto a Google vale fino a Domenica 1 Agosto ed è stato fatto con i dati ricevuti da Google Books da oltre 150 fornitori.

130 milioni di libri scritti nel mondo sembra un numero piccolissimo se pensiamo a tutte le culture e tradizioni diffuse dall’inizio dell’era Gutenberg.
Non so se il futuro dei libri sarà soprattutto negli ebook ma resta il fatto che in Italia si continua a leggere pochissimo e che Barnes & Noble, la principale catena di librerie negli Usa con 720 negozi e oltre 300 milioni di libri venduti all’anno, è stata messa in vendita nonostante il lancio del lettore di ebook Nook. Se da una parte c’è la lotta tra Kindle, iPad, Cybook per vincere la gara del device perfetto per leggere gli ebook, dall’altra c’è quella tra gli editori per chi realizzerà lo store con il catalogo più ampio ed i prezzi migliori.

La concorrenza si fa sempre più spietata e c’è il rischio che gli ebook diventino, come è accaduto ad esempio per il settore delle tlc mobili, un trend annunciato e mai esploso. Puoi sempre capire perchè scegliere un ebook invece di un libro.

Il 2011 potrebbe essere l’anno dell’ebook anche in Italia ma non c’è alcuna certezza se non qualche passo in avanti: ci sono già gli store Book Republic, 40k Books (la linea di ebook di DigitPub), Simplicissimus, gli editori specializzati in libri digitali come Dbooks, Book-Jay.
Se non caleranno i prezzi degli ereader come Kindle (Amazon ha già dato un primo taglio) e iPad probabilmente gli ebook saranno sfogliati ancora sugli schermi di notebook e netbook azzerando i valori aggiunti di portabilità (per altro ancora ostacolata dai produttori) e duttilità.

Ipse dixit Brunetta

A quanto leggo dal progetto Codice Azuni Brunetta è stato a lezione da Trapattoni:

Costruire una tassonomia dei problemi percepiti e delle opportunita che offre la rete e successivamente una mappatura delle relative best practices mondiali

Via [Stefano Hesse su Facebook]

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