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Che cos’è Google TV?

Ho già parlato di Google TV che arriverà a fine 2010. Google spiega in questo video che cos’è: molto interessante la possibilità di programmare facilmente una registrazione e l’integrazione con l’Android market.

Più blogger che giornalisti alla Camera ed in Senato

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Fatti:

1) Nicola Schiavone, il figlio del più noto boss “Sandokan” è stato arrestato grazie alle intercettazioni.

2) Lo sapevi che con la nuova legge sulle intercettazioni non puoi riprendere in video qualcuno mentre sta commettendo un reato? Finiresti subito in carcere.

Quest’ultima è solo una delle tante porcherie del decreto legge Alfano, la legge bavaglio. Massimo Donadi segnala sul suo blog l’elenco dei giornalisti che hanno votato a favore di questa legge in Senato.
Non voglio fare l’elogio del geek ma ho l’impressione che se alla Camera ed al Senato avessimo più blogger che giornalisti e politici spaesati probabilmente saremmo un’Italia migliore.

La storia dei social network in Italia

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Vincenzo Cosenza fa una interessante analisi cronologica dei social network in Italia dividendola in 3 fasi: il periodo d’innamoramento per l’ormai quasi defunto MySpace nel 2007, l’interesse per le community più frivole come Netlog e Badoo (metà 2008) e l’amore passionale per Facebook (in crescita da settembre 2008).

Da notare che Twitter è ancora marginale nell’uso degli italiani rispetto agli altri Paesi e che sarebbe interessante inserire e fare una indagine anche sui social network verticali e tematici più piccoli.

O vuvuzela o muerte


   

Mi raccomando a meno che non odiate a morte chi vi sta accanto non alzate troppo l’audio prima di cliccare sulla vuvuzela (e soprattutto su “versao joselito”). Ovviamente c’è anche iVuvuzela, una applicazione per iPhone.

Digg è morto! Viva Digg

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Puoi votare questa storia su DIGG

In un web sempre più aggregato e spezzettato muore quello che è stato per anni il principale aggregatore (e simbolo) dei geek ma non solo. Quando si installava WordPress non poteva mancare il suo plugin, era al primo posto tra tutti affinchè le persone votassero i tuoi post accrescendone la popolarità sul servizio.

Oggi le notizie forse non si leggono più per prima e solo su Digg come accadeva qualche anno fa ma arrivano in altri posti, sui social network, attraverso le applicazioni mobili. Vale lo stesso per Slashdot e Reddit che sono diventati soprattutto aggregatori di discussioni e commenti, citazioni.

Dall’altra parte anche strumenti come Google News hanno dimostrato una debolezza nel controllo delle notizie evidenziando l’inadeguatezza della qualità degli algoritmi nelle scelte, nei filtri, nelle rettifiche, che diventano di qualità soltanto attraverso una redazione umana.
Digg ha perso un terzo del traffico nel solo mese di Aprile con un crollo devastante mentre i cloni italiani dell’editoria sociale, OkNotizie, Diggita, ZicZac, non mi sembra se la passino meglio per volume di traffico ed importanza dei contenuti: quanti di voi s’informano usando questi strumenti?

Il declino di Digg ha tre cause: la prima è il fiorire dei social network e di Facebook e Twitter che sono riusciti a centralizzare buona parte del web o ancora meglio degli utenti attivi online. Sono nati aggregatori per Facebook e Twitter, le persone hanno cominciato a pubblicare le notizie esclusivamente sui social network, le conversazioni hanno cambiato il modo in cui si sviluppavano, la blogosfera si è allargata così come il tentativo di valorizzarla (con tutti i suoi difetti), è avvenuto il passaggio dai link alle relazioni.

Il secondo motivo riguarda Digg è la sua mancata e definitiva evoluzione negli anni: non c’è mai stata una strategia precisa che abbia puntato al futuro, tentativi maldestri di inserire l’advertising facendolo diventare informazione pura, cattiva gestione della community e del mercato dei voti, funzioni retrogade come la toolbar già morta e sepolta. La DiggTV con Diggnation ed altri show hanno cercato di fare traffico e smuovere un po’ la community ma a fine 2010 anche questi moriranno, per lo meno il programma di Kevin Rose.
Digg Labs era ed è uno splendido laboratorio che ha anticipato alcuni trend in Rete (penso a quello delle infografiche, al concetto di fan, dei preferiti, dell’attività degli amici, delle notizie in real time) ma non ha mai influito completamente sul motore di Digg e sulla sua idea di social rating.

Ultimo ma non meno importante è proprio il sistema di “social rating”, di voto della notizia. Un argomento che per te è interessante potrebbe essere completamente irrilevante ai miei occhi: deciderlo con un semplice voto ed un click è contro ogni possibile teoria su “coda lunga”, word of mouth e contenuti generati dagli utenti.
L’editoria sociale funziona per selezionare interessi ed affinità ma non è in grado in nessun servizio web di dettare un’agenda setting universale, che vada bene per tutti. A Digg se ne sono accorti subito con molte funzioni di personalizzazione e filtro ma probabilmente non è bastato.
Esprimere un gradimento (razionale ed emozionale dunque analogico) con un giudizio binario (quindi digitale) è insufficiente e superficiale: Facebook ci ha provato con il “mi piace” e per ora gli è andata bene ma rischia di coltivare un vuoto esercito di like pronto a dire “si” o “no” a comando.

Questo non è un coccodrillo o un funerale che consacra Digg nell’inferno delle internet company ma sono riflessioni su di un suo possibile futuro, in fondo per il suo ideatore (e forse per molta parte degli utenti) Digg è sempre andato bene così com’è, quasi fosse un ristorante come ha dichiarato all’ultimo Working Capital di Bologna Giacomo “Peldi” Guilizzoni per il suo Balsamiq.

Chissà come sarebbe andata se Google avesse comprato Digg

Quanto vale un fan di Facebook per un brand?

Ho già parlato di come calcolare quanto vale una pagina di Facebook e a che valore corrisponde un fan.

Proprio riguardo quest’ultima valutazione GigaOM segnala questo report (file .PDF) di Syncapse che ha analizzato le pagine fan (o meglio “like”) dei brand più popolari su Facebook mediante un sondaggio.
E’ uscito fuori che il valore del singolo fan è in una media di $136.38 (ma può anche superarlo fino a $270.77 o scendere drammaticamente a 0$), ben superiore rispetto ai 3,60$ che aveva abbozzato Vitrue.

La stima è più alta perchè i fan sono invogliati ad acquistare e spendere più soldi rispetto a quanto farebbero se non usassero Facebook perchè partecipano più volte ed attivamente alle attività del marchio e sono disposti anche a suggerirlo almeno una volta nel corso dell’anno agli amici (creando così nuovi possibili fan).

In altre parole:

1) On average, fans spend an extra $71.84 they would not otherwise spend on products they describe themselves as fans of, compared to those who are not fans.

2) Fans are 28 percent more likely than non-fans to continue using a specific brand.

3) Fans are 41 percent more likely than non-fans to recommend a product they are a fan of to their friends.

I fan quindi spendono 71,84$ all’anno in più rispetto a chi non è fan e non solo: il 68% dei fan di Facebook analizzati è intenzionato e disposto a suggerire un prodotto agli amici.
In una percentuale che va dal 38% al 44% le persone diventano fan di un brand se questo è apprezzato ed usato da familiari o amici. Insomma il word-of-mouth se viene messo in moto è molto importante.

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