Andrea Santagata di Liquida stamattina mi ha segnalato WikiDeep, un motore di ricerca che indicizza i contenuti dei vari Wiki presenti in Rete: in questo modo vengono aggregati e raffinati i risultati di ricerca dei documenti (anche foto, notizie, libri) collaborativi.
Per ora WikiDeep indicizza tutti i contenuti provenienti da Wikipedia, Wikinotizie, Wikibooks, Wikiquote, in lingua italiana ma l’obiettivo che hanno è quello di estendere a tutti i Wiki presenti su Internet. I dati vengono continuamente aggiornati proprio come nella filosofia collaborativa dei wiki.
Il motore è abbastanza veloce, ben organizzato, ogni risultato ha dei suoi tag ed un filtro per tipo e categoria. WikiDeep può essere usato per ora a mio avviso come alternativa al motore di Wikipedia spesso lento causa eccessivo traffico.
Sono sicuro anche io che in giro ci sia gente che millanta di essere esperti di web 2.0 ma poi non sappia nemmeno configurare un router. Questo vale per qualsiasi campo, però.
La blogosfera è piena di buone idee ma anche di monnezza: quando non ho nulla da dire preferisco stare fermo e non scrivere invece che aggiungere un polverone di parole vuote e inutili.
Non tutti i blog sono uguali ed hanno lo stesso obiettivo anzi molti utilizzano sempre più spesso tecniche di link baiting pubblicando contenuti e link costruiti ad hoc con l’unico scopo di attrarre utenti e traffico al proprio sito.
Se non sai cosa scrivere e come farlo forse può aiutarti il Linkbait Generator: è un semplice generatore automatico di link baiting e parole chiave che fornisce spunti per la scrittura di un post. Purtroppo è in inglese ma chissà che qualcuno non ne faccia una versione in italiano.
Tutti questi originali e formidabili contenuti finiscono prima su Google, riempendolo quindi come una pattumiera, e poi sulle reti sociali che a breve cominceranno ad indicizzare per conto loro i siti web.
Grazie al protocollo Open Graph la ricerca di Facebook farà concorrenza a Google: nascerà la SEO di Facebook e tutti correranno ad ottimizzare le pagine per essere primi su Facebook.
Dallo scambio link allo scambio di pagine fan e profili su Facebook? Se questo sarà il Web 3.0…
Su How Secure Is My Password è possibile scoprire al volo quanto è sicura la password che stiamo utilizzando: ad esempio per crackare quella di questo blog ci vorrebbero 117 giorni (forse sono pochi). E tu come sei messo?
Qualche giornale l’ha dato già morto ore prima: questa ansia di tirare fuori e rispolverare i coccodrilli è davvero digustosa tanto quanto l’esagerata sovraesposizione della morte di Taricone sui media. Dieci anni fa, lo stesso giorno, moriva Vittorio Gassman mentre pochi giorni fa è morto Aldo Giuffrè, la voce che nel 1945 disse agli italiani che la guerra era finita.
C’è rimasta per fortuna la capacità di fermarci a riflettere e stupirci davanti alla morte e molte volte nemmeno questo: ho letto e sentito molti amici sinceramente dispiaciuti per la dipartita di Taricone e lo sono anche io, non fraintendete.
Qualche anno fa quando frequentavo l’Istituto Industriale mi capitava, nel tragitto verso casa, di incontrare Taricone sulla sua moto, una delle tante, una Ducati di colore giallo se ricordo bene: lo vedevo entrare spavaldo nella palestra dove si allenava, un James Dean de noantri con la mamma insegnante di liceo. Lo riconobbi solo anni dopo in tv quando era ormai diventato “Pietro Taricone” e la piazza della città si riempì perchè il Garibaldi del nostro 1984 era ritornato vincitore.
E chissà quanti salirono su quel carro. Si potranno dire tante cose su Taricone: che fosse un rozzo ciociaro trapiantato in terra di lavoro, un normale ragazzo della generazione Grande Fratello finito per caso nel magico mondo dello spettacolo o meglio ancora dello show business, che fosse un incosciente perchè padre di una bambina piccolae e con un hobby pericoloso. Il partito dei “se l’è cercata” in questi casi è quello più frequentato.
Non credo che Taricone fosse un bravo attore però si era dato da fare, dopo le prezzolate e vuote serate in discoteca a guadagnare quattrini per fare presenza aveva finito i soldi e si era messo a studiare recitazione, si era sposato con una modella, aveva coronato il sogno del ragazzo di provincia comprando una casa a Trastevere. Aveva, come lo abbiamo tutti noi, un modo di vedere e vivere la vita tutto suo che va rispettato.
Sophie, se tra qualche anno cercando su Google arriverai a questo post sappi che l’ho scritto con le migliore intenzioni senza giudicare tuo padre che in fondo non ho mai conosciuto.
Sono preoccupato invece per tutti quegli italiani che si stupiscono ormai solo della morte, l’unico ed ultimo sentimento in grado di suscitare sdegno e sgomento in questo Paese. Forse perchè le origini di questa Italia sono tutte in quel Malarazza di Domenico Modugno, canto siciliano scritto da un poeta e dedicato ai poveri cristi.
Cominciare ad essere come “O’Guerriero”. Basta lamentarsi, basta continuare ad inchiodare poveri cristi.
“Se vuoi vendere più deodoranti devi andare in Cina” Perchè ci sono più ascelle: così dicono in Inghilterra ha raccontato Carolina Milanesi di Gartner in uno speech di qualche tempo fa mostrando le possibilità del mobile advertising, la pubblicità via cellulare e smartphone.
Parafrasando la frase di inizio post: “Se vuoi vendere più internet key devi andare in Italia“. E’ ciò che sta accadendo da più di 1 anno a questa parte: le connessioni internet mobile sono raddoppiate e crescono contrariamente alla velocità di connessione che gli operatori attualmente garantiscono.
Ne parla Alessandro Longo nell’articolo “E tu navigherai con dolore“: la velocità media reale delle connessioni è di 1,1 Mbps (Megabit per secondo). La più veloce, Vodafone, è sui 2 Mbps, seguita da Tim attorno a 1,95 e da Wind a 1,5.
Non è anche questo un digital divide? A quanto pare quindi il quadro non è confortante, gli operatori spendono poco per la qualità della Rete, fanno quel che possono: se hai una chiavetta e vuoi navigare velocemente devi essere uno dei pochi nella tua zona, altrimenti la rete collassa molto facilmente.
E la politica italiana, come ha già dimostrato diverse volte il ministro Romani che non ha intenzione di liberare le frequenze a favore del broadband, va nella direzione opposta: quella della televisione.
Parlare di iPad, applicazioni web e via mobile in Italia dunque sembra ancora futuristico.
Kevin Rose, l’autore di Digg, ha carpito una autorevole voce secondo la quale pare che Google stia preparando un concorrente di Facebook: Google Me.
Google Buzz resterebbe su di un piedistallo a fare da contraltare a Twitter (riuscendoci non tanto bene per la verità) mentre Google Me sarebbe una diretta evoluzione di Google Profiles che avrebbe così nuove funzioni e caratteristiche.
Non ci resta che aspettare la prossima mossa di Google.
Seguo i temi legati all'innovazione e all'ICT, mi occupo di strategie di comunicazione e marketing digitale. Sono consulente per Altroconsumo. Leggi Chi Sono