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L’aggregatore fai da te

Dopo Liquida ora c’è Blognation sponsorizzato da mamma Telecom che forse farebbe meglio a mettere i soldi subito nelle idee che vengono fuori dai Working Capital. In Italia ormai facciamo solo aggregatori di blog (sempre gli stessi) e classifiche, sembra che sappiamo fare (e neanche tanto bene) solo questo.

Dov’è finita la creatività e la voglia di mettersi in gioco per fare qualcosa di nuovo, che non sia la brutta copia di un Digg, uno Slate? Per fortuna ci sono ancora iniziative se non originali per lo meno coraggiose come Buskerlabel.

Pagami il blog

Uno dei problemi dell’informazione online nel reinventare i giornali è: notizie buone o economiche?
Bloggare non è facile perchè sta diventando sempre più professionale nel caso dei magazine contrastare i piccoli editori che Google porta alla luce.

E proprio questi piccoli editori, blog ed altri siti che citano, quotano e commentano le notizie, portano via del traffico al sito del New York Times che pare abbia deciso di far pagare i contenuti dei suoi blog introducendo dei paywall.
Così come è inutile l’obbligo di rettifica altrettanto lo sarebbe quello di pagamento nel caso di un blogger che fa un link verso un post a pagamento (che verrebbe tracciato) distribuendolo in Rete.

E’ come se l’advertising diventasse fonte di informazione ed i post dei blog finissero per diventare più che un informazione spontanea ed intelligente una inserzione pubblicitaria. Ad esempio: saresti disposto a pagare per leggere il blog di Alessandro Gilioli?

C’era una volta la videochiamata

Qualche tempo fa il Time ha scritto un articolo sull’insuccesso della videochiamata su Skype: solo il 34% delle telefonate usano il video. Ho chiesto ad Emanuele Colli, Online BG Lead di Microsoft, alcuni dati su Windows Live Messenger, che sempre più spesso i media considerano come il principe delle videocall.
In Italia la media giornaliera di chi usa le videochiamate su Windows Live Messenger è del 6% degli utenti (a Gennaio 2010 circa il 6.3%) mentre le chiamate vocali (solo audio) corrispondono al 2.3% degli utenti italiani.

E’ anche vero che il business dei device che promettevano videochiamate ad alta definizione non è mai maturato ed esploso perchè pensiamo a questa tecnologia al massimo ci viene in mente un fei belliffima. Non è detta però l’ultima parola.

Uno dei motivi per i quali Skype ha spinto verso Skyecandy, una sorta di social network che invoglia proprio ad utilizzare la videochiamata come strumento di socializzazione tra persone che non si conoscono ed hanno a malapena un profilo, è proprio quello di rilanciare la videochiamata. E’ proprio quest’ultimo aspetto sta stimolando un processo di vomito delle relazioni sociali, sempre più numerose ed invasive, alla ricerca di identità che non sono collegate in alcun modo con la nostra.
D’altronde il successo mondiale di Chatroulette, un servizio minimale realizzato da un diciassettenne per utenti di ogni età, ha evidenziato una tendenza opposta a quella delle reti sociali piene di profili e preferenze che descrivono anche chi siamo, chi vorremmo essere.

Quando la chat di Facebook aggiungerà la funzione di videochiamata (magari inizialmente o con un certo limite in versione premium) oppure Google Voice e Gizmo saranno uno strumento solo, avremo una svolta in questo mercato?

Morti che non lo erano

Versione modificata del notizie che non lo erano di Luca. Dopo Bill Cosby è il caso della morte di Giulio Andreotti che alcuni siti e blog hanno dato come certa ma insabbiata per non far crollare Sanremo (che a pensarla così viene da ridere a crepapelle).

Indymedia, Disinformazione.it e voci su Facebook, Twitter, su forum che si chiedono se domani verrà ufficializzata o meno la morte di Andreotti. D’altronde nel paese delle bufale, delle frane annunciate non stupiscono anche le finte morti.

Come fare video virali usando YouTube

Probabilmente il titolo del post è fuorviante ma riguarda sempre il rapporto tra YouTube e gli utenti ma questa volta all’interno dell’industria musicale.

Antefatto:

1) la band OK GO molto famosa per i clip dei suoi brani fa un videoclip molto divertente del suo ultimo singolo ma la EMI proibisce l’embed di YouTube, non si può incorporare il video sui siti web.

2) A seguito di tantissime proteste la band è costretta a chiedere scusa attraverso il forum ufficiale del gruppo e rilascia il codice per integrare il videoclip finalmente disponibile poi giorni dopo anche all’embed.

Il leader della band Damian Kulash Jr. ha scritto un articolo sul New York Timess parlando dell’intera faccenda e discutendo sul significato di video virale: è partito da un videoclip simile lanciato sempre da OK Go nel 2006 che grazie al passaparola ed alla possibilità di embed fu un successo.
Le case discografiche, golose di questa nuova opportunità, iniziano a chiedere a YouTube soldi sulla trasmissione dei propri contenuti che potrebbero essere monetizzati. YouTube è d’accordo ma decide di pagare soltanto quando i video sono guardati attraverso il suo servizio.
EMI e le altre quindi decidono di togliere l’embed ai videoclip perchè altrimenti non generebbero revenue. Questo ha portato a dei pessimi numeri in termini di visualizzazioni dei video passate dai 10 mila al giorno ai 1000 con un guadagno irrisorio di circa 5400$. Secondo Kulash non si può usare solo YouTube come fonte primaria ma bisogna aprirsi a più siti possibili:

Viral content doesn’t spread just from primary sources like YouTube or Flickr. Blogs, Web sites and video aggregators serve as cultural curators, daily collecting the items that will interest their audiences the most. By ignoring the power of these tastemakers, our record company is cutting off its nose to spite its face.
It needs to recognize the basic mechanics of the Internet. Curbing the viral spread of videos isn’t benefiting the company’s bottom line, or the music it’s there to support

Buzzzy: il motore di ricerca per Google Buzz

buzzzy google buzz

Buzzzy è un motore di ricerca per Google Buzz che ho lasciato come deposito e “duplicatore” dei contenuti che reputo più interessanti. Non a caso qui sul blog ho inserito la possibilità di condividere un post direttamente su Buzz.
Ho lasciato l’account di Buzz attivo ma da lì non pubblico nulla perchè se lo facessi come in questo caso finirebbe ovviamente anche su motori quali Buzzzy.

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