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Perchè non bisogna dare soldi ad Haiti

Sul blog della Reuters ci sono delle motivazioni per le quali non bisogna donare soldi alla popolazione di Haiti ed in generale nel caso di disastri naturali del genere. Viene anche suggerita una lista di cose da fare e non fare in caso di donazioni.

Sono ragioni plausibili ma non condizioni necessarie e sufficienti a mio avviso per non dare neanche un soldo in queste occasioni:

For one thing, right now there’s very little that can be done with the money. There are myriad bottlenecks and obstacles involved in getting help to the Haitians who need it, but lack of funds is not one of them. For the next few weeks, help will come largely from governments, who are also spending hundreds of millions of dollars and mobilizing thousands of soldiers to the cause. But with the UN alone seeking to raise $550 million, it’s going to be easy to say that all the money donated to date isn’t remotely enough.

The problem is that Haiti, if it wasn’t a failed state before the earthquake, is almost certainly a failed state now — and one of the lessons we’ve learned from trying to rebuild failed states elsewhere in the world is that throwing money at the issue is very likely to backfire.
If you want to be certain that your donation will be well spent, you might be a bit worried that, for instance, Yele is going to be receiving 20% of the proceeds of the telethon.

A proposito, quasi dimenticavo: non per fare gli esaltati ma i social media ed Internet stanno assumendo un bel ruolo nelle difficili comunicazioni di Haiti. O se vuoi anche solo gli SMS

[UPDATE]

- Certo che se pure Clinton e Bush si sono messi insieme per raccogliere fondi…

I numeri della pornografia

pornography number

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Giocare a FarmVille con la salute degli italiani

Che fine ha fatto sui media l’influenza H1N1, la Swine Flu? Ed i vaccini: quanti sono stati usati e quanti quelli prodotti?

Non vorrei che dietro tutto il trambusto sull’ultima pandemia ci fosse solo una forte spinta per il business delle case farmaceutiche. Ad esempio l’accordo firmato tra il Governo italiano e la Novartis, produttrice dei vaccini, pare che non tuteli molto i cittadini anzi soddisfi solo l’esigenze di Novartis.

A leggere le clausole c’è da stare poco tranquilli. Chi ci perde di più è lo Stato ed eventualmente la salute e le tasche di chi si è vaccinato:

Novartis è obbligata a produrre le dosi di vaccino e a rispettare l’accordo con il ministero della Salute. Ma solo fino a quando ciò sia ritenuto “ragionevole”. E ancora, se il siero vaccinale è dannoso per la salute “il Ministero è tenuto a tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole, se il vaccino fa male a chi lo assume paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione. Infine, se il prodotto non viene consegnato per mancato ottenimento dell’autorizzazione all’immissione al commercio e di prove cliniche positive, è ancora il Ministero a pagare. Il forfait è di 24 milioni di euro netti.

Articolo 4: garanzie e indennizzi. E se dall’assunzione del vaccino deriva un danno alla salute? L’azienda non è responsabile. Si legge nell’articolo 4.6: “Il Ministero è tenuto a indennizzare, manlevare e tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole se il vaccino è dannoso paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione.

Ci mancava pure il “Social Wallpapering”: condividere gli sfondi è sempre stato di moda

social wallpapering sfondodesktop

Andavano fortissimo i siti web che consentivano di scaricare gli sfondi magari gratuitamente senza doverli pagare oppure post pieni di commenti dove ognuno pubblicava il proprio wallpaper. Senza blaterare termini particolari o rifarsi a teoria sul Web duepuntozero, fare social wallpapering (toh, non c’è una voce su Wikipedia…), ovvero condividere con gli altri lo sfondo del proprio desktop, è probabilmente una delle pratiche più vecchie e diffuse su Internet.

Il “social wallpapering” nacque anni fa dal progetto di uno studente, Socwall, una community con la quale condividere e votare le immagini dei wallpaper in alta risoluzione. Nonostante gli anni il servizio non si è mai evoluto ed è rimasto sempre acerbo.
In questi giorni però l’eterno meme sui wallpaper si è diffuso anche su Friendfeed con l’hashtag “sfondodesktop” ed è diventato un viaggio tra immagini fantastiche, sogni, desideri, ricordi, fantasie.

CL!CK: il cortometraggio di LEGO

CL!CK è un cortometraggio “fatto” da e con i LEGO ma è anche un raccoglitore di idee e contenuti sul mondo dei LEGO. C’è anche un app per l’iPhone con la quale trasformare le tue immagini in lego-foto.

L’equo compenso immortale ora diventa tassa su Pc e cellulari

L’ordine su Internet si crea naturalmente, non è possibile imporlo“. E’ una frase che ha detto Nicholas Negroponte l’altra sera in tv e che va contro la politica del Governo di indossare i panni dello sceriffo tra un sito web ed un altro. Così che il Web diventi una grande scatola televisiva dove spegnere siti dall’alto con un grande telecomando.

Non ci può essere troppo commercio, troppo business. Il 50% delle persone al mondo guadagnerà direttamente ed indirettamente da Internet.” diceva ancora Negroponte.
Anche qui c’è un’altra proposta, quella del ministro Bondi, che va nettamente controcorrente: estendere con questo decreto (file .PDF) l’equo compenso che già viene versata alla SIAE (o ai fonografici) per i supporti magnetici (cd, dvd, masterizzatori) a tutti i dispositivi che hanno memoria. Dunque PC, cellulari, hard disk, qualsiasi sistema di storage con il quale è possibile fare una copia privata. Ne parla Repubblica proprio oggi, qualcuno ha già fatto i conti per calcolare l’aumento dei prodotti.

E’ buffo, siamo nel 2010 ma sembra di essere tornati al 2000. Già nel 2005 si parlava di ribassi per CD e DVD in modo da favorire l’industria discografica. L’Europa è sempre stata molto attenta al copyright senza creare grossi terremoti con nuove leggi tanto è vero che l’equo compenso è ancora rimasto appannaggio dei singoli stati.
Nel 2007 c’era una proposta che mirava a “superare la questione dell’equo compenso con l’idea di stornare alla SIAE una parte dell’IVA che oggi grava fortemente sulle vendite delle opere originali”, scrivevo in un vecchio post.

Non è successo nulla di tutto ciò anzi ora si colpiscono altri beni tecnologici sempre più diffusi nelle nostre case. Questa nuova probabile tassa non dovrebbe riguardare i dispositivi che già si possiedono ma solo i nuovi acquisti fatti in Italia. Un bel modo per favorire l’economia ma solo quella d’importazione. I prodotti comprati all’estero infatti non dovrebbero essere colpiti dall’equo compenso.

[UPDATE]

- Ovviamente ci siamo sbagliati. La SIAE dice che l’equo compenso non è una tassa. Troppo comodo vederla così.

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