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Microsoft non è una web company

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Su GigaOM c’è una breve considerazione sull’incapacità della divisione online di Microsoft in questi 15 anni di aver prodotto revenue sul web autonomamente ma solo grazie a dispendiosi accordi economici con altre aziende capaci di monetizzare l’online.

Nel business online Microsoft spende 2 dollari per ogni dollaro di ricavo. Le aziende che usano Windows Mobile sono lontane anni luce dalle altre, non sembrano rappresentare il futuro di quel mercato.
Lo stesso Bing, nonostante a Gennaio sia arrivato a circa l’11% del mercato dei motori di ricerca, è ancora fermo in termini di profitto, soprattutto considerando il grosso ritardo nell’entrata del mercato delle applicazioni.

Insomma, ci si pone il dubbio se Microsoft sia brava a progettare (solo? neanche?) sistemi operativi e non sia in grado di sviluppare adeguati ed innovativi progetti web. Può sembrare una contraddizione in termini ma forse non lo è: per gli utenti il disastro avviene proprio quando quei sistemi operativi vanno online e si trovano costretti nel chiedere aiuto a zio Google.

Una prigione speciale per i transessuali?

Tra lavoro e studio sono molto preso dunque ultimamente sono poco informato su ciò che accade nel Belpaese. Leggo sul Guardian della proposta di aprire una prigione speciale per i transessuali in Italia, sarebbe la prima al mondo. Il motivo sarebbe quello di evitare abusi e denigrazioni.

Lascio fare a voi le considerazioni del caso perchè altrimenti dovrei parlare dell’attuale stato delle carceri in Italia e di questa idea come ridicola (apriamo anche quelle per i gay, le lesbo o, che sò, gli idraulici). E se a qualche geniale lavoratore di queste speciali carceri venisse in mente di “ri-educare” e “re-cuperare” i trans a modo suo?

Data Privacy Day tutto l’anno

A quanto pare alcune organizzazioni si sono riunite ed hanno indetto per il 28 Gennaio, cioè ieri, il Data Privacy Day:

Data Privacy Day is an international celebration of the dignity of the individual expressed through personal information. In this networked world, in which we are thoroughly digitized, with our identities, locations, actions, purchases, associations, movements, and histories stored as so many bits and bytes, we have to ask – who is collecting all of this – what are they doing with it – with whom are they sharing it? Most of all, individuals are asking ‘How can I protect my information from being misused?’ These are reasonable questions to ask – we should all want to know the answers.

Il tutto per promuovere una serie di Privacy Project da seguire – ironia della sorte – anche attraverso un gruppo di Facebook.

Il Social Circle rivoluzionerà la ricerca di Google

Mentre ieri erano tutti a bocca aperta a guardare un altro ridondante prodotto di Apple, Google annunciava una interessante novità nella sua social search. L’introduzione del Social Circle in Google Images e nella ricerca di Google: si tratta dell’elenco di un gruppo di amici con i quali abbiamo sempre a che fare online, perchè ne leggiamo i blog, seguiamo su Twitter, Flickr, Friendfeed, Facebook e perchè chattiamo con loro spesso su Google Talk.

Le interazioni vengono divise in dirette (attraverso Gmail e Google Talk), dirette attraverso il Google Profile e secondarie se riguardano servizi esterni a Google. Per scoprire il nostro Cerchio Sociale e quante connessioni con gli altri abbiamo basta collegarsi con un account Google ed andare al link http://www.google.com/s2/search/social. Non mi ero accorto di quanto fosse grande ed aperta la mia rete sociale online e mi rendo conto che in questo contesto diventa fondamentale il Google Profile e le sue eventuali connessioni con altri profili sparsi online tra i diversi social network.

Perchè molto presto potremmo cercare comodamente il regalo per i nostri amici consultando i friends of friends sbirciando tra i cadeaux o i gusti personali. Oppure potremmo – passando solo da Google senza consultare nessuna guida online o servizio di reviews – consultare qual è il ristorante migliore in zona.
E’ una coincidenza quella che Google abbia precisato proprio ieri i principi sui quali si ispira la privacy dei loro servizi?

“Tanto paga Papi” censurata da Sanremo

Janet de Nardis è una giovane cantante ed ha proposto una canzone al prossimo Sanremo dal titolo “Tanto paga Papi“. Il testo è stato censurato per una violazione del regolamento e non ha passato le selezioni per Sanremo.

Il testo è banale e la musica con tutto quel folk sembra più un jingle televisivo al limite del plagio che un brano da Sanremo. Però è chiaramente una scelta decisa e forte quella di fare un pezzo, non si sa quanto provocatorio: lo diventa invece a seguito dello stop e della censura della giuria di Sanremo che ha considerato il testo “non conforme” poichè pare che non si possa usare “papi”.

Forse la de Nardis non sarà il Rino Gaetano al femminile del 2010 però questa piccola querelle ci mostra un paese malato e frustrato. Ben più di un folle che lancia statuette in piazza.

Apple iPad: un nome comico per un oggetto utile?

Ok, questo non è uno dei tanti post sull’iPad, il nuovo gingillo presentato ieri da Apple che molti avranno tra qualche mese ma che tanti definiscono come un iPhone un po’ più ingrossato (ma senza la possibilità di telefonare) ed adatto per gli ebook.
Quello sopra è il video di MADtv, un serial comico andato in onda su Fox fino al 2009: neanche a farlo apposta gli auturi si erano inventati uno sketch con questo presunto oggetto iPad utile a stimolare le parti genitali della donna. La tentazione di tradurre iPad con iPatta diventa forte.

Scherzi a parte, non so quanto possa essere utile l’iPad, se abbia disilluso le solite esagerate attese. Intanto segnalo qual era la visione di Apple dei tablet: nel lontano 1996 sui CD dimostrativi di Apple veniva diffuso questo video.

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