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Su Internet ci sono già tutti i premi Nobel del mondo

internet for peace

Pur non essendone molto convinto ho firmato la candidatura di Internet per il premio Nobel per la pace, Internet for Peace, promossa da Wired Italia. L’ottimo Giacomo Dotta spiega benissimo perchè l’idea di Internet for Peace è sbagliata e non corretta:

Internet è uno strumento, punto. Nel bene e nel male. Con il tempo il modello culturale della Rete potrebbe creare l’idea di un mondo unito nel quale le diversità saranno più propense ad incontrarsi che non a cercare motivi di scontro: è una dinamica propria del medium che diventa messaggio. Ma anche quel giorno non sarà merito della Rete: la Rete avrà solo permesso all’uomo di mettersi alle spalle modelli culturali stratificatisi nel passato, quando divisioni e distanze erano la piattaforma su cui prendeva corpo l’umano istinto alla sopravvivenza. La Rete veicola il buono così come veicola il male, e salda deve rimanere la certezza per cui in nessun caso alla Rete possa essere attribuita alcuna responsabilità in merito: questa è la vera neutralità.
L’errore è nel passo successivo, nel voler riconoscere un merito allo strumento invece che a chi ne sa fare uso sapiente. La confusione dei termini avviene in questa fase: nella tentazione al determinismo tecnologico di chi vede la tecnologia come causa dei cambiamenti sociali, invece che come espressione ed emergenza dei cambiamenti stessi.

I love Internet. Proprio per questo penso che non lo si debba premiare, ma solo proteggere, curare e promuovere.

Con Facebook fai le indagini, scopri gli evasori ed i fannulloni

In un’era in cui un uomo viene arrestato perchè non usa Twitter tutto può accadere. La carta etica digitale mi sembra una buona idea, se ne parla (malamente) nel video sopra. Non è corretto però mettere insieme informazioni pubbliche con quelle che riguardano il nostro privato.

In Canada una donna si è vista sospendere l’assegno mensile che le veniva dato per la sua forte depressione a causa di una foto su Facebook nella quale si mostrava divertita.
Con questo non voglio dire che Facebook è il male ma che, specie se hai qualcosa da nascondere, stare attenti a ciò che posti su Facebook ed alla Privacy del tuo profilo non è proprio banale.

[UPDATE]

- Quasi in contemporanea Giuseppe Granieri scrive La Nazione Facebook sottolineando alcuni aspetti che emergono da tempo. C’è da chiedersi: e se la Nazione Facebook fallisse o entrasse in guerra con un’altra Nazione?

Bing e la censura

Nicholas Kristof scrive sul suo blog “On the Ground” del perchè boicottare Bing, il motore di ricerca di Microsoft:

But conduct the search with the simplified characters used in mainland China, then you get sanitized pro-Communist results. This is especially true of image searches. Magic! No Tiananmen Square massacre. The Dalai Lama becomes an oppressor. Falun Gong believers are villains, not victims.
What’s most offensive is that this is true wherever in the world the search is conducted – including in my office in New York. If Microsoft felt it had to bow to Chinese censorship within China’s borders, based on the IP address, that might be defensible. But when Microsoft skews its worldwide searches to make Hu Jintao feel better, that’s a disgrace. It becomes simply a unit of the Central Committee Propaganda Department.

A quanto pare cercando su Bing (che in China si chiama “biying”) con la lingua cinese i risultati sembrano alterati. Microsoft dice che è un bug: c’è da crederci?

Fan page e Gruppi di Facebook: comunicare non è fare spam

Le aziende che avranno affrontato la comunicazione attraverso Facebook si saranno chieste: meglio fare un gruppo o una fan page? Da dove inviare i miei continui messaggi pubblicitari?
Creare una fan page di Facebook è abbastanza semplice e mediante le applicazioni si può anche trasformare la pagina in un completo sito aziendale.

Fino a qualche tempo fa Gruppi e Fan page di Facebook erano abbastanza diversi, layout incluso: i nuovi gruppi di Facebook si sono avvicinati tantissimo alle pagine tanto che le differenze tra i due strumenti sono ormai veramente poche e sottili.
Dal punto di vista delle aziende (e anche degli utenti) non bisogna mai fidarsi totalmente di un social network, sia esso Facebook o MySpace. Ciò che c’è oggi domani potrebbe cambiare ed anche sparire per questo è difficile calcolare il ROI dei Social Media.

Ad esempio: se da un lato Facebook incoraggia la diffusione delle Fan Page con i badges da integrare in qualsiasi sito web, dall’altro da oggi non è più possibile inviare un aggiornamento (incluso l’invio degli SMS ai fan) ai propri contatti dalle Fan Page di Facebook. Non trovo conferma sul blog di Facebook, se sei admin di una pagina Facebook potresti verificare?

In questo caso il superamento del limite (imposto nei gruppi) dei 5000 contatti va a farsi benedire. Per gli utenti è una bella notizia: finalmente non riceveranno più fastidiosi messaggi nella loro Inbox alla sezione “Updates”.
Per le aziende è una cattiva notizia: se avevano fondato la propria strategia sulla Fan Page (cercando addirittura dei procacciatori di fans) e sul continuo invio di messaggi ed aggiornamenti ora dovranno adeguarsi e trovare altre soluzioni.

D’altronde Social Media marketing (termine odioso e sempre più obsoleto) non vuol dire fare SPAM ma diversificare le proprie strategie di comunicazione. E, forse, non affidarsi troppo e soltanto a Facebook.

[UPDATE]

- Mi dicono che “aggiornamento ai fan” si può ancora fare passando da “modifica pagina”.

I vizi di Internet

internet vices facebook
internet vices gmailinternet vices tumbr

Patrick Moberg pubblica Internet Vices, paragonando una serie di servizi Web come Facebook, Tumblr, Twitter, Gmail, Digg, a dei vizi. La lista è molto divertente e rende bene l’idea di alcuni modi di vivere ed intendere la Rete.

L’Italia? Un Paese di corruttori

cpi 2009 transparency internacional

Il CPI è un indice che quantifica il livello di trasparenza e corruzione dei settori pubblici nel mondo e localmente in 180 Paesi. Si basa su 13 sondaggi indipendenti ed altre indagini svolte da TI, Transparency International.

E’ uscito il CPI 2009 con risultati per l’Italia non molto incoraggianti come si può osservare nella mappa di sopra.

Lo score è del 4,3 siamo al 63 esimo posto, tra Turchia e Arabia Saudita mentre in Europa (file .PDF) siamo tra gli ultimi, dopo di noi solo Bulgaria, Grecia e Romania.

Più è alto questo score, più uno Stato è stabile, democratico, ha poca corruzione, non ha conflitti interni, ha una funzione pubblica solida: il CPI 2009 più alto appartiene a Nuova Zelanda con il 9.4, Danimarca con il 9.3, Singapore e Svezia entrambi a 9. Somalia con 1.1, Afghanistan con l’1.3, Myanmar 1.4, Sudan ed Iraq con 1.5 sono i paesi con il peggiore CPI anche perchè afflitti da guerre e conflitti interni.

Il CPI 2009 non dice niente di nuovo riguardo l’Italia ma porta ad una riflessione: nei primi 20-30 posti della tabella ci sono tutte le nazioni del G8, l’Italia è ben distante. Non sarebbe il caso di uscire dal G8?

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