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Fai causa contro Facebook che ti passa

La prima cosa che mi viene da dire quando sento pareri – a volte anche autorevoli se non altro per l’età di chi li sostiene – riguardo Facebook è un grosso: Mah. Siamo sinceri: abbiamo grosse difficoltà a rapportarci al duepuntozzero (ed in generale al virtuale), adattarci alle reti sociali porta un inevitabile cambiamento nei nostri comportamenti che spesso diventano impacciati e controversi.

Leggo di continuo lamentele contro Facebook ed il suo modo di gestire i dati, il suo rapportarsi in malo modo alla community i cui utenti vengono quasi sempre colpevolizzati perchè si aggregano (ad esempio in gruppi ridicoli) come un gregge di pecore al pascolo oppure condividono album di foto con il mondo intero ignari dei rischi e degli effetti collaterali.
Facebook non è per principio un luogo pubblico, una agorà, eppure tendiamo a considerarlo tale gettandogli responsabilità sui mali ed i difetti della nostra società, su ciò che non funziona nella nostra vita, nel modo nebuloso che abbiamo di comprendere gli altri. Non è neanche lo specchio della realtà abitata da cretini. Non è neanche più il mondo ristretto di frustati geek (i quali vanno sempre più di moda) che veniva disegnato qualche anno fa dalla politica, dai genitori, dalla massa. Affidiamo troppo spesso (ed a volte inconsapevolmente) a questa rete sociale un ruolo di caprio espiatorio che non le appartiene.

Quando entreranno finalmente a regime scommetto che molti si fionderanno in una gigantesca class action contro Facebook: sai quanti sarebbero pronti a difendere il proprio fidanzamento o la reputazione?
Non sono un sociologo quindi non riesco ad interpretare questi segnali se non come un senso di vuoto, un vivere i rapporti umani in maniera sempre più distaccata e diffidente, una lontananza che neanche Facebook riesce a colmare. Questo senso d’impotenza confonde le menti creando una stupidità collettiva: diventa facile prendersela con i commenti del tuo “wall” quando nella bacheca della tua vita non sai (più) cosa scrivere.

Il rapporto sull’innovazione nell’industria musicale e le responsabilità dei provider

Qualche giorno fa Enzo Mazza di FIMI mi ha segnalato via email l’ultima versione (datata 2009) del rapporto sull’innovazione nell’industria musicale (file .PDF, 1.93MB).
L’IFPI Digital Music Report 2009 è molto interessante per capire dove vuole andare il settore dell’industria musicale il cui business passa attraverso la vendita di musica e la “valorizzazione” dell’accesso dei consumatori ad essa cioè la musica data in licenza. Sono esempi lampanti gli accordi tra le music company ed i provider o le grandi aziende digitali: i ricavi dalla musica digitale sono cresciuti dal 2004 al 2008 di più del 20%.

In Italia il “23 % degli utilizzatori della rete scaricano musica illegalmente con il p2p.” La media europea è del 16%.
La parte finale del rapporto infatti affronta il problema del download illegale sottolineando il ruolo e le responsabilità dei provider (ISP) e dei governi. Qui ci vorrebbe un approfondimento che non ho il tempo di fare ma prego gli esperti di diritti digitali di analizzare le pagine dalla 22 alla fine per dibattere le conclusioni secondo le quali con una maggiore cooperazione dei provider ed una nuova legislatura (come quella proposta da Sarkozy in Francia) si può rispondere gradualmente al download selvaggio. Da osservare anche il paragrafo che parla della proprietà intellettuale con alcune dichiarazioni dei manager in fondo abbastanza ridicole.

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Questa campagna pesante da parte delle major nei confronti degli operatori Internet quali effetti porterà?

Feedmastering #127

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Breve rassegna giornaliera (che puoi trovare a volte anche durante il weekend) di notizie utili, incredibili e magari al tempo stesso in qualche modo ridicole che non hanno trovato posto sul mio tumblr durante il giorno.
Feedmastering verrà pubblicata ogni sera in una fascia oraria che va dalle ore 20 alle 22 (8-10 pm CEST). Scrivi qui cosa pensi di Feedmastering. Per segnalazioni: blog chiocchiola dariosalvelli punto com

Continua…

Global Internet Map 2009: la mappa di Internet

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Clicca sull’immagine per ingrandirla

TeleGeography in collaborazione con Cisco ha realizzato la Global Internet Map 2009. Il report, che mostra le connessioni tra i diversi continenti, è disponibile solo a pagamento insieme ai dettagli delle mappe ed a tante altre informazioni sulla quantità e qualità del traffico dei dati che viaggiano su Internet.

E’ davvero interessante, se qualcuno ha maggiori informazioni può scrivermi a: blog chiocchiola dariosalvelli punto com

Ed alla fine vinse il Porno

Tante volte ho letto che questo è uno dei momenti migliori per lanciare una Internet company.

Se molte startup del 2.0 alla fine sono fallite, altre stanno pensando di buttarsi sul porno per monetizzare i loro investimenti.
E’ il caso di alcuni circuiti di file sharing che fanno del peer to peer la loro tecnologia principale: Vuze, Pando e BitTorrent per citare i più noti. Sembra una rincorsa disperata ed affannosa che in nome dei tanti capitali spesi alimenta quella porno culture che è ormai propria di una intera generazione.

Questo passaggio dal “free” al “pay” determinerà due comportamenti: quei nativi digitali che hanno da subito e con gran velocità masticato dati e filmati senza alcun tipo di limitazione digeriranno mal volentieri questa novità mentre gli altri coetanei, i drogati del porno, pagheranno “qualsiasi” costo pur di continuare a svolgere il ruolo di consumatori incalliti.

Last Day Dream

Last Day Dream [HD] from Chris Milk on Vimeo.

Last Day Dream è un film diretto da Chris Milk. Sorprendente come viene riassunta una vita intera in quasi 40 secondi.

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