La cronostoria di The Pirate Bay in continuo aggiornamento
Non mi sono fatto un’idea precisa sul verdetto della corte di Stoccolma nel processo a The Pirate Bay: i quattro gestori del noto sito web di gestione dei file torrent sono stati condannati ad 1 anno di prigione ed a risarcire circa 905 mila dollari a testa.
Molti di loro sono convinti che questa sentenza non colpirà direttamente i server di The Pirate Bay e l’architettura che c’è dietro ma solo le loro individualità, che questo processo più che rappresentare un precedente legale è un occasione pubblica per mettersi in mostra dove i media fanno da grande teatro.
A parte Carl Lundström e gli utenti chi finanzia realmente The Pirate Bay e (se ci sono) quali i profitti reali?
La questione è più complicata di quanto sembra: i quattro di TPB devono tenere conto di aver condiviso via peer to peer 33 files specifici per i quali devono pagare una sorta di compensazione a diverse media company e industrie muscali tra i quali Sony BMG, Universal, EMI, Warner, MGM e 20th Century Fox.
La riflessione a margine quindi è: si può essere accusati di non possedere e conservare alcun file illegale, protetto da diritto d’autore e nonostante ciò finire in prigione? Quanto è stretto il confine tra favorire la diffusione di opere multimediali e segnalare esclusivamente su quali PC sono?
[UPDATE]
- Non so se sia sfrontatezza o incoscienza ma la video scherzosa Press Release di The Pirate Bay parla di Epic Win, la vittoria epica deve ancora arrivare. Sarà.


3 Risposte a Finire in prigione con i files degli altri
Alex
Scritto il: 18 aprile 2009, 15:09
Interessanti in merito questi due articoli:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/p2p/intervista-neri/intervista-neri.html
http://tiny.cc/2Rhyu
Ciao
Dario Salvelli
Scritto il: 18 aprile 2009, 17:16
Grazie per le segnalazioni. Neri ha scritto un libro che prima o poi devo leggere.
La rete risponde: L’eterna lotta tra il bene e il male
Scritto il: 22 aprile 2009, 10:10
[...] il discorso si potrebbe ridurre ad una semplice domanda: “Quanto è stretto il confine tra favorire la diffusione di opere multimediali e segnalare [...]