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La banda larga mobile e l’arrivo dell’Hspa+: ed il WiMAX?

Da un articolo di Alessandro Longo su Repubblica:

Parte la sfida dell’alta velocità su rete cellulare. L’anno prossimo ci sarà un salto in avanti: la banda larga in mobilità, di alcuni operatori, crescerà di quattro volte (almeno sulla carta), grazie alla nuova tecnologia Hspa+. È l’evoluzione dell’attuale banda larga mobile usata da tutti gli operatori italiani, cioè l’Hspa (High speed packet access), che è a sua volta l’evoluzione dell’Umts.
Gli operatori interverranno quindi sulla propria rete per adottare l’Hspa+. L’ultimo annuncio è arrivato, ieri, da Telecom Italia: porterà la banda a 21 Mbps in download e 5,7 Mbps in upload a partire dal primo semestre 2009. La banda di download nel secondo semestre sarà portata poi a 28 Mbps. Oggi la velocità massima è di 7,2 Mbps in download e circa 2 Mbps in upload, nelle zone più fortunate, cioè solo su una piccola percentuale della popolazione (la gran parte arriva a 1,8 Mbps o a 3,6 Mbps). In teoria, quindi, le nuove connessioni di banda larga mobile toccheranno velocità pari o persino superiori alle attuali Adsl (che si fermano a 20/1 Mbps).
Per raggiungere quelle velocità, l’utente dovrà usare cellulari oppure schede o modem Hspa+ (collegando questi ultimi due a un computer). Prima di disdire la propria Adsl e passare alla banda larga mobile, conquistati da queste promesse, facciamo attenzione, però. Meglio sapere prima che quelle saranno velocità disponibili all’inizio solo nelle grandi città (come avviene ora con i 7,2 Mbps).

Siamo in una fase di transizione ma il WiMAX è morto prima di partire oppure servirà soltanto ad “estendere” la copertura dell’Hspa+?

Si faccia una domanda e dia una risposta

E’ un blog fantastico (la Rete è una cosa meravigliosa)! Chi ha corrotto David Mills?

Amazon Kindle 2

In questa apparizione nello show di Jon Stewart, Jeff Bezos di Amazon afferma che con il nuovo Kindle 2 si può leggere un documento usando una sola mano.
In realtà i cambiamenti dalla prima versione sono pochi come racconta anche David Pogue oggi sulle pagine del New York Times: nell’articolo ne parla abbastanza bene anche se Pogue delinea comunque alcuni aspetti negativi del prodotto.
Saggiamente dice che bisogna smetterla di pensare che nel mondo della tecnologia la novità si sostituisca a qualcosa che già c’è; il riferimento è al continuo rimando tra e-book e libri. Secondo te vale la pena spendere 359$ per Kindle 2?

[UPDATE]

- A proposito di ricerca di libri ed ebook si sta diffondendo molto il motore Pdf Search Engine. Qual è il migliore secondo te?

- Bella questa immagine di Friendfeed su Amazon Kindle.

Feedmastering #73

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Via [Friendfeed]

Breve rassegna giornaliera (che puoi trovare a volte anche durante il weekend) di notizie utili, incredibili e magari al tempo stesso in qualche modo ridicole che non hanno trovato posto sul mio tumblr durante il giorno.
Feedmastering verrà pubblicata ogni sera in una fascia oraria che va dalle ore 20 alle 22 (8-10 pm CEST). Scrivi qui cosa pensi di Feedmastering.

Continua…

Gmail is down: non funziona la posta!

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Via [Friendfeed]

Le segnalazioni sono tante, forse troppe. Un nuovo record per Google: la posta elettronica di Gmail non funziona da più di 30 minuti (via POP3 dovrebbe andare). Molti utenti stanno usando la posta di Facebook. E’ la fine del Web per come lo conoscevamo.

[UPDATE]

- Qualcuno riesce a navigare con la versione Mobile (quella Web dà ancora grossi problemi come l’errore 502) come racconta la BBC mentre su Twitter (e non solo) è scoppiato il panico. Una curiosità: questo Marzo Gmail compie 5 anni. Sono mai usciti dalla versione Beta? :P

- Se continui ad avere problemi usa il supporto di Gmail: a destra viene indicato lo status del servizio (pare i problemi siano cominciati alle 1.30AM Pacific Time). Sul blog ufficiale di Gmail non c’è ancora nulla.

- Qualche notiziario radio ha fatto riferimento ad attacchi informatici alla email di Google e che gli utenti per accedervi devono digitare ora un codice per distinguersi dal virus (parlano del captcha??). Ma che stanno a dì?

Il teatro italiano e la cultura low cost

Leggo su Wittgenstein un articolo scritto da Alessandro Baricco su Repubblica:

Oppure: vogliamo parlare dell’appassionata difesa del teatro di regia, diventato praticamente l’unico teatro riconosciuto in Italia? Adesso possiamo dire con tranquillità che ci ha regalato tanti indimenticabili spettacoli, ma anche che ha decimato le file dei drammaturghi e complicato la vita degli attori: il risultato è che nel nostro paese non esiste quasi più quel fare rotondo e naturale che mettendo semplicemente in linea uno che scrive, uno che recita, uno che mette in scena e uno che ha soldi da investire, produce il teatro come lo conoscono i paesi anglosassoni: un gesto naturale, che si incrocia facilmente con letteratura e cinema, e che entra nella normale quotidianità della gente.

Se, da una parte sono d’accordo nel dare più soldi alle scuole ed ai formatori, aprire lì teatri e mettere in televisione programmi che facciano cultura (destinati ormai solo agli insonni ed ai dannati), dall’altra ci tengo (perchè non so Baricco ma io ho fatto teatro) a sottolineare che escludere anche il sovvenzionamento pubblico dei teatri sarebbe una lenta rovina.
E’ vero: per anni si è pensato che fosse necessario dare qualche soldino al teatro, un contentino per tenere buoni gli artisti e pavoneggiarsi con le grandi opere. Evidentemente non basta più anzi la mancanza dell’esistenza di una politica seria non ha fatto che peggiorare le cose: se ci pensi non esistono più valenti autori teatrali, drammaturghi, si susseguono opere pressocchè identiche frutto di uno scambio di produzioni tra un teatro e l’altro (questo me lo raccontava anche una grande attrice teatrale italiana), cartelloni fatti con il marketing del biglietto più che con gusto, criterio e rispetto per il pubblico.
Quei comportamenti negativi che prima appartenevano solo al mondo del cinema sono stati trapiantati anche nel teatro: si fanno musical con l’emergente (forse perchè un vincente del televoto) ragazzo di “Amici” per attirare l’attenzione delle ragazzine.

Ho sempre pensato che la cultura e l’arte dovessero essere espressioni naturali il cui godimento fosse libero ed aperto a tutti. Al Berliner Ensemble uno spettacolo di un testo di Brecht costa 7 euro; in Italia la messa in scena in un piccolo teatro di provincia di un testo di Molière rivisionato da Carlo Croccolo può arrivare a costare dai 20 ai 40 euro.
Pensare che dare soldi ad associazioni e fondazioni risolva il problema è da stupidi così come aprire e tenere scuole di scrittura dove per entrare devi fare un mutuo o essere raccomandato.
Non voglio dire che il discorso di Baricco sia completamente sbagliato ma che le idee se sono buone hanno sempre un valore forte e concreto: probabilmente se la cultura della società italiana vacilla e sta per crollare (forse l’ha già fatto?), pur provenendo da basi solidissime, un motivo deve pure esserci. Si è guardato al passato senza pensare al presente e soprattutto al futuro.

Quanti di voi, parlo di quei giovani nella fascia 18-25 anni che frequentano molto i social network, sono entrati in un teatro ed hanno goduto di uno spettacolo? Cosa vi ha spinto a scegliere il teatro invece che il cinema, la tv o il Web?

[UPDATE]

- A quanto pare non sono l’unico a pensarla così: altri pareri su Repubblica.

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