Clicca! C’è un saluto per te! Un episodio demo realizzato con Xtranormal
Hai mai pensato di girare un piccolo film in digitale, anche solo qualche scena magari utilizzando schede grafiche costose, programmi complicatissimi?
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Dariosalvelli.com: il blog di Dario SalvelliTecnologia, Web, Vita Digitale e Tuttologia applicata |
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Hai mai pensato di girare un piccolo film in digitale, anche solo qualche scena magari utilizzando schede grafiche costose, programmi complicatissimi?
Chi mi legge via feed non si è accorto di nulla ma come avete notato ho temporaneamente cambiato il tema. Senza aver toccato nulla, da sabato il blog ha dei misteriosi problemi di visualizzazione con Internet Explorer 7.0 e Google Chrome. Molto probabilmente è qualcosa legato ai server di Aruba.
Il mio dominio scade a Marzo dunque sto già pensando al restyle ed a trasferire l’hosting da un’altra parte: se avete dei consigli scriveteli nei commenti.
Nel frattempo fino quando non riesco a risolvere ho ripristinato un vecchissimo tema, quello di default di WordPress (davvero preistorico!). Meglio di niente, no?
Con la nuova versione del blog ci saranno molte novità: una traduzione del blog in Inglese fatta per bene, un forum dove far sviluppare insieme a Friendfeed le discussioni e tanto altro. Cercate di avere pazienza e segnalatemi malfunzionamenti. Grazie a tutti!
Mashable pubblica una intervista a Steve Olechowski, co-fondatore di Feedburner, il quale parla dei problemi di questi giorni:
We adjust our algorithms constantly to do both these things. It’s important to remember that reach (which we also provide on our feed analytics dashboard) is a much more valuable statistic. The Subscribers number is an indicator of total potential demand, but in most cases is a watermark; the paper comes to the doorstep but may not be read. Reach is a much more important indicator of how readers are actually interacting with your content. Increasing subscribers should be one goal, but your main goal should be making sure reach approaches subscribers as much and often as possible.
Le domande sono buone ma non si va al punto della questione: Olechowski dichiara che statisticamente è più importante il dato “reach” che mostra davvero quanti lettori stanno interaggendo con i contenuti mentre gli iscritti totali sono più una stima che un indicatore affidabile. D’altronde ne eravamo già a conoscenza, non c’è nessun dato nuovo riguardo i malfunzionamenti e gli sviluppi futuri. C’è solo una parte nella quale si parla del rilascio, entro quest’anno, delle Google Feedburner API per gli sviluppatori: potrebbero essere una buona spinta nella diffusione dei feed RSS.
Continuate a tenere gli occhi aperti ed a cercare probabili alternative a Feedburner. Prevenire è meglio che curare.
[UPDATE]
- Dei chiarimenti più espliciti di Olechowski sono disponibili su Adsense for Feeds. Intanto è stato aperto il The FeedBurner Status Blog, utilissimo per tenere traccia dei problemi di FeedBurner.

Domanda universale vecchia ma ancora valida: la disegnò Gapingvoid (che ho anche visto di persona a Parigi) circa tre anni fa. Ecco perchè molti scrivono un blog.
Via [Myconfinedspace]
Avevo già parlato della proposta francese contro la pirateria online ed il peer to peer e delle linee che intendeva prendere il Governo italiano, cioè quella di seguire (o scopiazzare) il modello di Sarkozy.
Non ho saputo nulla di quel tavolo (al quale non sedevano organizzazioni di consumatori), quali conclusioni avesse portato, fino a quando non ho letto da Stefano che c’è stata una piccola rivolta.
Tutto ciò accade mentre in Francia continua la battaglia tra distributori ed etichette musicali, YouTube toglie l’audio ai video con canzoni protette da copyright ritenendolo un passo in avanti.
Da un’altra parte invece c’è chi sostiene che scaricare fa bene alla cultura quasi fosse terapeutico, che la pirateria è dannosa per il noleggio di DVD e probabilmente non danneggia le vendite anzi in un certo senso le favorisce. Vuoi un esempio concreto? Gli episodi gratuiti di Monty Python presenti su YouTube hanno aumentato le vendite dei DVD del 23000%.
Ci vorrebbero dei dati ma sarebbe una misurazione difficile da fare, un po’ come il passaparola di un prodotto tra amici, del buzz marketing: la storia che chi scarica da Internet, musica o film, poi non acquista nulla o non va al cinema mio avviso non è corretta. E vanno divise anche le produzioni artistiche: quelle musicali da quelle cinematografiche.
Su Internet funziona il modello on demand, ci sono social radio come Jango, Deezer, o servizi quali Spotify, Last.fm, MySpace: si tratta di un database di canzoni così vasto da superare gli scaffali dei supermercati ed invogliare quindi l’acquisto.
Esistono infatti tantissimi store online che permettono di ascoltare gratuitamente tantissimi brani musicali in MP3 senza doverli necessariamente acquistare (e senza il DRM): di recente ad esempio è stato aperto l’italiano Dada Music Store del quale online ci sono già pareri.
Tutto ciò non produce un movimento culturale e d’interesse, se vuoi anche un possibile mercato al quale le grandi produzioni possono guardare con attenzione?
Mi fugge la direzione vera della politica, se è quella che intende proteggere alcuni interessi o fare norme serie e distinguere l’illegalità del profitto dall’interesse culturale che andrebbe invece incoraggiato, come proposte quali quella francese, questa si, davvero interessante, di dare un abbonamento gratuito ad un quotidiano ai neo 18 enni. La cultura deve avere un costo? Bella domanda.
Le ADSL in fondo sono nate e si sono diffuse anche per fornire più velocità (e dunque navigare/scaricare “meglio”) ed abitare la Rete, non viverla solo passivamente. Hanno creato una “cultura” sotterranea aumentando gli interessi di molte persone, aprendo orizzonti prima inimmaginabili, avvicinando idee e costumi. Secondo gli ultimi dati sono circa 21 milioni gli Italiani su Internet (ed è interessante il dato sugli americani che non intendono stare online).
Ora che tutte queste persone sono connesse in uno spazio che risulta essere in continua espansione (basti guardare alla mania italiana di Facebook) avere un approccio da medioevo risulterebbe completamente obsoleto, inutile. Guardo con curiosità ed attenzione all’unione tra SIAE e Creative Commons perchè potrebbero definire questo nuovo concetto di “pirateria culturale” e passare al passo successivo: eliminare definitivamente l’aggettivo “pirata”. Resta da sapere, al più presto possibile, come intendono interfacciarsi con la politica italiana.
[UPDATE]
- Guido Scorza scrive un bel post parlando di anticultura: preoccupa nuovamente la presa di posizione della SIAE. Mi sono illuso, insomma?
Dài ragazzi non scherziamo, aspettiamo almeno 4 anni per dirlo: questa cosa che Obama viene associato nella ricerca di Yahoo al termine “miserable failure” mi offende. Se non altro perchè l’originale fu affidato a Silvio ed il copyright è tutto suo (e dell’uscente W. Bush).
Via [Search Engine Land]