La retorica sul Sud ci seppellirà

Ho scritto questo status su Facebook, me lo appunto qui in caso mi torni in mente di essere retorico.

Qualsiasi retorica per/contro/sul Sud fa male al Sud in primis che – v’assicuro – s’è rotto le palle pure di essere chiamato Mezzogiorno oltre che de:

Lo straniero che piange quando deve andare via, i filo borbonici, i savianisti e gli anti-savianisti, i professionisti dell’antimafia da aperitivo e quelli dello storytelling delle meraviglie perchè “noi siamo eroi siamo qui e resistiamo tu dove cazzo sei!?”, i titoloni sul cervello locale in fuga, i film del cazzo girati nel capannone o in periferia perchè Gomorra la serie è troppa bbella per finire e tanto di coprofaghi ne è pieno il mondo, i meridionalisti a tutti i costi perchè ce lo dice lo Svimez o l’Osservatorio di chissà quale banca, i terroni hipster che ci provano con gli open data, i fondi che di divertente hanno solo il nome ma convergono sempre nelle stesse sacche disattendendo ogni obiettivo, il pessimismo cronico e l’ottimismo da pizza e mandolino perchè comm’ si’ pesant, la cornice della finta sacralità della Domenica smontata da quelli del paganesimo sfacciato, il pacco di pasta in cambio di un voto e la lingua d’asfalto pronta per fare propaganda, i summit sul Sud e per il Sud alla Fiera del Levante (che?), le ricette subito pronte vanno solo scaldate, lo scandalo delle infrastrutture da fare e quelle che non sono state ancora fatte, i renzinismi isterici appena si apre un cantiere o una galleria, i professori che stanno lì e svuotano le Università in mezzo ai sogni di quei pochi che vogliono darsi da fare, il merito andato a farsi fottere e quelli che “da Roma in giù non vi applicate, di voi non mi fido”, la gente che non fa più l’amore e non fa più bimbi o quelli che insistono e lo fanno in mezzo alla immondizia, la bimba col tumore, il bimbo col tumore, il corteo anti-diossina-pro-termovalorizzatore-contro-discarica-contro-differenziata organizzato su Facebook tanto non ci capiamo niente lo stesso, quelli che puliscono senza fare appelli su Twitter e quelli che creano gruppi contro quelli che puliscono, le Maldive ad ogni pozzanghera e le spiagge da Rio, il comitato pro-spiaggia, la camorra, la mafia, i pizzini, i pezzi di merda che tornano a sparare, il “Vesuvio lavali” ed il Juve merda, i libri ed i blog scritti da suddisti per suddisti incalliti con analisi suddiste, dure e magari fantasiosamente propositive ma mai realiste, i fattarielli su Napoli, su Bari, su Catania, su Reggio Calabria, la retorica della rinascita di Matera e di Favara, i paesini disabitati ma in realtà desertificati che sono così belli che ci faccio una foto e la metto su Instagram, i partiti con il Sud nel logo nel nome nella targhetta ma mai nella testa, i Cetto La Qualunque in consiglio regionale e nei posti che contano, i faccendieri sempre impegnati nel farsi dei favori, quelli che i favori non li avranno mai perchè sono troppo onesti ma anche troppo omertosi.

E poi ci sono quelli come me che sono tutte queste cose messe assieme e che si sono stancati di dover scrivere ancora una volta uno status, retorico, sul nostro Sud.

#Veryfuffa

Interrompo il lungo silenzio di questo blog – che a breve sarà solo in English (se trovo il tempo per ricominciare, ovviamente) – per segnalare alcuni vecchi link che riguardano in qualche modo l’ennesimo portale inutile lanciato dalla PA: www.verybello.it

Buona lettura!

L’Italia è piena di musei senza siti web

“L’Italia che gli italiani non conoscono”: la nuova campagna del ministero del Turismo

Gli italiani non sono bravi a realizzare siti web

Scandalo campano: Incampania, il portale del turismo in Campania da 3 milioni di euro

I migliori siti web italiani del 2010 

 

7 consigli per scegliere i nuovi gTLD per la tua attività

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Lo sapevete che molti brand sono corsi a registrare i nuovi domini .sucks? E che i costi (e la burocrazia) per acquistare un gTLD che è di fatto il nome del proprio brand sono alti ma che forse ne vale la pena?
Sono alcuni degli argomenti che tratterò prossimamente, il blog ricomincia a prendere vita.
Intanto ecco alcuni consigli di Riccardo Esposito – noto copywriter italiano – su come scegliere il giusto nome dominio per la propria attività. 

Ci sono cose che non cambiano mai e altre che mutano in continuazione. In passato avevamo un’idea monolitica dei domini di primo livello generici: non si sfuggiva, non c’erano alternative al classico .com se volevi un’alternativi ai gTLD nazionali.

Certo, nel corso degli anni c’è stata qualche modifica. Ma nulla a confronto della liberarizzazione introdotta dall’ICANN: in queste ultime settimane, dopo mesi di attesa, è possibile registrare domini di primo livello generici capaci di descrivere il contenuto di un sito.

Esatto. I nuovi gTLD possono letteralmente descrivere un indirizzo: sono delle estensioni dotate di senso e non semplici abbreviazioni. Negli ultimi giorni, ad esempio, è stato introdotto il dominio .coffee, perfetto per un’azienda legata al mondo del caffè, mentre il .blog sarebbe ideale per chi vuole aprire un diario personale.

La corsa ai nuovi domini è aperta. Le aziende iniziano a registrare i domini adatti alla propria attività, ma ci sono più di 700 nuovi domini che verranno liberalizzati: difficile scegliere quello adatto alle tue esigenze, non credi?

Probabilmente avrai bisogno di una guida per scegliere il tuo nuovo gTLD. Detto fatto: ecco un prontuario per scegliere i nuovi domini senza spendere tempo e denaro inutilmente, tutelando le tue risorse e il tuo brand.

1. Ricerca
La scelta è ampia, tanti sono i domini disponibili, ma basta fare una ricerca per categoria (prova con il tool Serverplan) e otterrai un lista di nuovi gTLD pronti per essere registrati. Il mio consiglio: cerca nella categoria vicina alla tua attività e segna su un file o su un foglio di carta le estensioni utili.

Nel mare magnum dei nuovi domini tu hai un dovere ben preciso: evitare divagazioni, evitare di lasciarti ingannare dall’ampia scelta. Non hai bisogno di tanti gTLD ma di quelli giusti per la tua attività. Ovviamente, se sarà necessario, potrai sempre arricchire la lista.

2. Brainstorming
Hai la tua lista di domini. Ora devi fare brainstorming con il tuo team o con persone capaci di consigliarti. Devi fare un’attenta riflessione anche sul dominio di secondo livello perché questo è il cuore del tuo business: qui devi racchiudere il tuo nome, il tuo brand, la tua attività.

Le persone ti riconoscono attraverso il nome dominio. Scegli le parole con attenzione, e poi accompagnale con un dominio di primo livello adeguato: un buon gTLD arriva solo quando il secondo livello è stato scelto con cura. Ricorda che sarà difficile tornare indietro.

3. Voce alta
Hai scelto il nome dominio? Bene, adesso prova a pronunciarlo una volta, due volte, pronuncialo con e senza gTLD. Prova diverse estensioni e rifletti sul suono, sul significato delle parole. Ti sembra accettabile? Ricorda altro? Può dare vita a giochi di parole o può ricordare situazioni lontane dalla tua attività?

La scelta di un dominio passa anche da questa attività: dal pronunciare a voce alta le parole per sentirne il suono, per capire se le persone potranno pronunciare l’indirizzo del tuo sito senza balbettare e senza qualsiasi tipo di fraintendimento.

4. Quale gTLD
Il nome del dominio, quello che racchiude il nome dell’azienda, è scelto. Ora devi puntare sul gTLD. Hai scelto quelli giusti? La regola fondamentale per non sbagliare è il legame con la tua attività: in una simile scelta è facile farsi prendere la mano, ma tu hai un obbligo: guidare l’utente.

Questo significa che il primo parametro da seguire per la scelta del gTLD è l’informazione: l’estensione che hai scelto descrive il contenuti del sito? Aiuta a capire l’argomento prima ancora di entrare nel sito? L’armonia tra azienda e gTLD deve essere totale.

5. Usa i tool giusti
Lo sai che ci sono diversi tool che puoi usare per trovare il giusto dominio? Sì perché a volte le idee mancano e puoi trovare qualche valida indicazione attraverso semplici (ma efficaci) applicazioni online:

Domainr – Restituisce tutti i domini in base a una ricerca con le estesioni classiche.
Bust a Name – Lasci due parole nella ricerca e il too ti lascia i domini disponibili.
Dot-o-mator – Per scegliere il dominio in base al tema e ai contenuti del sito.
Lean domain search – Ancora un tool per trovare nuove idee per il tuo dominio.

Il miglior tool per trovare un dominio? Fare brainstorming con il tuo team o con le persone che condividono il tuo progetto. E non dimenticare caerta e penna per segnare le idee. Un consiglio: usa le mappe mentali per smembrare e organizzare i concetti.

6. Attenzione alle date
Possiedi un marchi registrato? Perfetto, puoi partecipare al sunrise dei nuovi gTLD. Di cosa stiamo parlando? Di quella fase che prcede la libera commercializzazione dei domini di primo livello e che permette a chi possiede, appunto, un marchio registrato al Trademark Clearinghouse di anticipare l’acquisto.

Se non sei tra i favoriti devi semplicemente attendere la fase pubblica del gTLD e seguire il calendario delle pubblicazioni. Sul blog Serverplan pubblichiamo sempre degli articoli che ricapitolano tutti i nuovi gTLD.

7. Ultimo controllo prima di registrare
Una paranoia? Può essere, ma prima di registrare il dominio assicurati che tutto sia in ordine. Questo vuol dire solo una cosa: hai controllato che non ci siano errori di battitura? E l’ortografia? Il tuo brand è troppo prezioso per correre questi rischi.

Allora, pronti per registrare i nuovi gTLD?

Il mio nuovo lavoro da “socialcoso” per Lamborghini

lamborghini

Che fine hai fatto? Che mestiere fai ora?

Ormai sono inaffidabile, lo so.

  • Dovevo rilanciare questo mio blog personale e invece è rimasto tutto fermo.
  • Stavo lavorando ad una nuova identità ed un nuovo posizionamento e invece mi sono fermato.
  • Mi stavo tuffando a capofitto nel growth hacking e nell’apprendere nuove skills e invece sto andando a rilento.

Perchè non ho fatto queste ed altre cose? Negli ultimi mesi, più di prima, il lavoro mi ha assorbito totalmente. Da poco più di un mese mi sono trasferito a Bologna per lavorare come Social Media Manager di Lamborghini e consulente sui Social Media per Hibo.

E’ una esperienza divertente ed incredibile, sto imparando tante di quelle cose che – non si offenda nessuno – è difficile trovare in altre realtà italiane per la dimensione di questo brand che è presente in tantissimi mercati ed è in continua espansione. Sto provando a portare idee nuove e un pizzico d’innovazione in un settore, l’Automotive, che ha dei canoni e delle leggi ben precise in quanto tra i settori più importanti di una economia. Se poi unisci alle peculiarità di questo mercato il Luxury e lo Sport come nel caso di Lamborghini allora hai una combo assolutamente unica nel suo genere.

In un settore in cui conta più di tutti gli altri il prodotto, l’automobile, l’uso dei Social Media non è di serie ma visto ancora come un punto interrogativo, un optional da installare solo in rari casi. C’è ad esempio chi è ancora aggressivo e si sfida a colpi di tweet:

smart citroen

Oppure circolano in Rete fake adv come la seguente:

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Qualche giorno fa Paolo Ratto mi ha intervistato sul suo blog chiedendomi qual è la migliore strategia per pubblicare sui social media ed ho provato a dare qualche consiglio.

Questo è comunque un post per dirti che sono ancora vivo, che racconterò la mia esperienza sul blog e sui canali social anche se non più come prima ma a tratti visto l’alto volume di cose che sto curando. Cosa vorresti sapere?

E tutti vissero felicemente connessi

vivere connessi Social Media Week Milan

Dal 17 al 21 Febbraio faccio parte del Social Media team (qui tutti gli altri membri e qui una lista degli speaker) della Social Media Week Milan. Quest’anno il tema è The Future of Now: Always-On, Always Connected, #vivereconnessi sempre.

Mi hanno chiesto di pensare a come sarà il futuro ed ho proposto in 10 secondi alcune visioni che avevo già tirato fuori nei trend della tecnologia del 2014 (se quella del Facebook dei video ti sembra una boiata, dai un’occhiata al traffico che sta facendo Twitch).
Non so se vivremo tutti felicemente connessi, me lo auguro, non come Mark Zuckerberg per farci altri miliardi ma perchè voglio vedere dove è in grado di andare una umanità sana che mette in moto la propria intelligenza collettiva.

Dopo l’Internet Festival di Pisa è un’altra bella occasione per conoscere persone interessanti e seguire alcuni temi che mi incuriosiscono come quello sulla “meditazione digitale“, la riflessione sul futuro di Twitter in Italia con Blimunda, Pandemia e Mafe che partendo dal libro di Nick Bilton chissà dove ci porteranno, il dibattito sulla social tv e sull’uso del Web e dei Social Media per la cultura, l’arte e la letteratura e tanti altri panel che vi svelerò nei prossimi giorni.

Per chi non può venire ci sarà una diretta, anche streaming, ma noi ci vediamo a Milano, vero? Neanche a dirlo, racconterò tutto su Twitter, Facebook e Instagram con l’hashtag #SMWmilan.

P.S. Con Melamorsicata stiamo pensando ad uno speech fuori programma o ancora meglio ad un dopo festival. Cosa vorreste sapere di questa settimana social?

10 Trend della Tecnologia da considerare nel 2014

C’è una presentazione molto interessante di WEBBMEDIA GROUP presentata alla Online News Association conference che racconta 10 trend nel campo Tech che osserveremo già nel 2014 cambiando il mondo dell’editoria ma non solo.

Ad ogni modo mai confondere l’evoluzione delle nuove tecnologie con il lancio di una nuova app come fanno molti giornali e blog italiani.
Le slide portano degli esempi molto interessanti che ho provato ad arricchire, è il mio post di fine-inizio anno.

  • Anticipatory Computing

    I motori di ricerca non risponderanno solo alle domande che fai ma andranno ontre. L’obiettivo è prevedere quello che farà l’utente 10 secondi dopo la search query. Remarketing e retargeting saranno più precisi e sono già acqua passata: la Predictive Search è un orizzonte molto vicino, d’altronde c’è un plugin per WordPress di WooCommerce dedicato a questo aspetto.
    Nell’editoria invece i giornalisti potranno usare applicazioni come MindMeld per aggiungere contenuti contestuali all’intervista che stanno facendo con luogi, fatti, entità, una sorta di fact-checking al volo.

  • Smart Virtual Personal Assistants (SVPAs)

    E’ un mercato che è cresciuto di 400 milioni di dollari negli scorsi 12 mesi. Il web semantico si sta facendo strada solo ora su Google, la ricerca personalizzata diventa privata e aiuterà gli assistenti virtuali a facilitarci nella vita quotidiana: organizzare meeting, gestire calendario, email e contatti, ricevere informazioni sul meteo o sulle news che siano utili durante la giornata. Immagine quante opportunità di business possono esserci se un giornale diventa un assistente (il termine “assistere” calato nel mondo del giornalismo è in effetti bruttissimo) virtuale.

    Esempi di applicazioni sono: Donna, Osito, Tempo e Cue/Greplin (quest’ultima comprata da Apple ha un algoritmo che è predittivo proprio come quello al quale Google sta lavorando).

  • Personalized Video

    Il consumo di video online è aumentato così come i guadagni ma c’è troppa confusione, ci sono interi siti che riprendono e aggregano dalle fonti originarie vecchi filmati “virali” e li ripropongono come novità ottenendo molto traffico dai social.
    Ci sono poi troppi filmati, abbiamo bisogno di tecnologie che aiutino a decidere cosa guardare e cosa tralasciare considerando che il nostro tempo resta si assottiglia. Non tutti vogliono guardare le stesse cose, la piattaforma che sarà in grado di differenziarsi e dare servizi in funzione della sua nicchia di pubblico vincerà il settore infotainment.

    Gui.de ad esempio è una specie di RSS reader ma nel formato video, usa le tue fonti sui social per creare dei filmati personalizzati. Treehouse invece espande lo storytelling, ha fatto il botto realizzando un video per Bob Dylan: permette di realizzare video interattivi con un sistema per interagire con le conversazioni. Infine c’è Iris.TV, si ispira a Netflix ma fornisce un video stream personalizzato che dovrebbe assicurare ai publisher un aumento delle visite e delle revenue.

    Poichè alla fine tra i medium più forti c’è sempre l’Email, non è detto che lo stream dei video che ci interessino non finisca per passare da lì…

  • MOOCs (Massive Open Online Courses)

    Alzi la mano chi non è ancora mai andato su Coursera e non ha fatto un MOOCs di una Università americana, io ora sto frequentando quello di Social Network Analysis dell’University of Michigan.
    Immaginate che questi corsi si aprano a delle partnership per sviluppare contenuti nuovi e d’attualità con diversi formati: non solo How-To ma anche uno stravolgimento della Newsroom classica con un bigino sulle breaking news, filmati da 1 minuto che spiegano un argomento, notizie testuali curate da uno staff esperto, quiz interattivi adatti al mobile.

    scalable

    Si va quindi da video di 2 minuti su come fare una composizione floreale a 9 cose della Syria che non conosciamo con fatti precisa e una modalità che insegna, a blocchi, un argomento in maniera più efficiente. E’ così che sono nate delle vere e proprie “corporate university” come The Muse e quelle di GM e Disney.

  • La lotta tra queste piattaforme a colpi di growth hacking è durissima e la racconterò nel prossimo anno con i protagonisti diretti.

  • Comments

    I commenti online, soprattutto quelli ai giornali, sono spesso fuori logo, irrilevanti, con conversazioni inutili. Ho seguito il recente dibattito sui commenti ai giornali che si è sviluppato con i contributi di Francesco Costa e Andrea Girolami.

    Si tratta di reinventarli, se sì, come? Bisogna evidenziare quelli più affascinanti e importanti, online ci sono alcuni esempi come l’account @MagicRecs che consiglia chi seguire (però chiudere commenti all’interno di un gruppo ristretto e simile può però portare alla mancanza della serendipity ed alla preoccupante filter bubble).

    Le annotations di Quartz ed i commenti su Medium sono un modo per stimolare le conversazioni ed i commenti in maniera produttiva provando ad aumentarne la qualità stimolando nuovi contenuti.

  • Platform vs Publisher

    Non puoi fare bene entrambe le cose, o fai Amazon oppure Forbes. Prima fai content marketing grazie ai Newsmaker che hai assoldato e solo dopo fai scaricare materiale alla tua community (ammesso tu l’abbia costruita), alla fanbase.
    Web Media offre due formule interessanti e moderne nella slide numero 84 mettendo in evidenza come sia importante la curation dei contenuti (sei sicuro che basti un tool?) e l’engagement degli stessi.

    Per tirare le somme è davvero necessario misurare 73 metriche?

    formula

  • Screenless Computing

    Non solo Leap Motion, Google Glass e Atheer One (con applicazioni come Wearably che trasforma ogni feed RSS in una app e JewGlass oppure la possibilità di pagare “con gli occhi”) e Space Glass ma anche Wearable device come orologi, bracciali, grazie al diffondersi di tecnologie come il BLE.
    Nel 2014 cominceremo a usare computer che non hanno uno schermo, chi farà le gesture interface migliori con un innovativo approccio nuovo alle informazioni, aprirà il mercato.

    Se ci pensi 10-15 frame su Google Glass sono troppi per leggere le news. Le storie, senza uno schermo ed un pezzo di carta, dovranno essere re-inventate totalmente. Uno spunto? Ciò che fanno applicazioni come le traduzioni istantanee di Docomo.
    I lettori e gli editori invece diano un’occhiata a Cir.ca che è perfetta in un contesto pieno di device che s’indossano.

    La criticità? Tecnologica, manca uno standard e seppure tra BLE, NFC, GPS, wi-fi, LTE l’efficienza sia in aumento, l’autonomia delle batterie soffrirà. Certo che se i device saranno in grado di ricaricarsi facilmente ed a buon prezzo con il movimento ed il sole…

  • Data

    Dal 2014 i Big Data cominceranno ad entrerare concretamente nel mainstream, i dataset saranno trattati e usati non soltanto dai data journalist (questo trend già accade ora) ma ci saranno piattaforme come Enigma utili a consultare e cercare i public data.
    La PA comincerà a mettere finalmente insieme tutte le banche dati ed offrire le API affinchè sviluppatori creino servizi: un esempio è ciò che ha fatto John Keefe che ha fornito informazioni sulle posizioni degli autobus nella città di New York.

    Per capire a cosa possono servirci, Data News mostra le potenzialità degli open data.

  • Drones

    I droni non ci dicono solo informazioni geografiche ma anche cambiamenti ambientali e antropologici che avvengono intorno a noi. Non si tratta dunque solo di elicotterini che fanno riprese fantastiche o gingilli da usare per fare gli scherzi ad Halloween ma una realtà che avrà applicazioni utili, ancora da regolamentare nei vari Peasi.

    Dall’uso del real-time image recognition all’interazione dei robot con l’ambiente e gli umani, le applicazioni sono tantissime. Per il giornalismo è nato addirittura il Drone Journalism Lab alla University of Nebraska.

    Diminuirà il peso dei droni, dagli attuali 24 chilogrammi si passerà a 1,5 kg, lo zaino-drone è dietro l’angolo.

  • Hardware

    Stiamo entrando nel vivo di quella che molti chiamano Hardware Revolution. Dal 2014 l’era dei makers ci travolgerà o forse saremo noi a farci contagiare.
    Visto il successo di Maker Faire Rome e l’apertura di molti FabLab in Italia, tra stampanti 3D, nuove frese e materiali, sensori e nuovi Arduino e RuspBerryPi, assisteremo ad una cultura che contaminerà molti settori sviluppando in molti un senso di ricerca più diffuso. E progettare oggetti in grado di essere riparati, in parte sostituiti o migliorati.

    Un tweet che accende una lampada, magari di rosso, può servire alle Newsroom come alert (ma fa già parte del passato) mentre invece chi consuma contenuti potrà interagire producendo creazioni attraverso un 3Doodler, ad esempio. Oppure ci saranno altri progetti come Cicadas che cerca di tracciare e predire l’arrivo delle cicale con dei sensori.

Ho escluso dalla lista l’Internet of Things perchè insieme alle Smart City è un trend che dovrebbe essere considerato come già consolidato.
Nel 2014 forse cominceremo a capire quale piega prenderanno tutte queste tecnologie. Tu su quale scommetteresti?

Dove eravamo rimasti?

Giuseppe Verdi, Piazza della Scala, Milano, 1900
Giuseppe Verdi, Piazza della Scala, Milano, 1900
  • Mi sono trasferito, ho lasciato Caserta. Ora lavoro a Milano, almeno fino a Febbraio, per Halldis: mi occupo di SEO, dei Social Media e visto che c’ero ho fatto anche il corso “Come funziona Google” di Enrico Altavilla, persona competente e disponibilissima. La giornata mi ha consentito di rimettere in sesto un po’ di teoria e approfondire con Enrico alcune tematiche legate ai motori di ricerca.
  • Sto rifacendo la mia identità online (incluso il logo di questo blog, che un logo vero non l’ha mai avuto) e le business cards partendo dal monogramma del mio nome. Quale ti piace tra i due, il primo o il secondo?logo dario salvelli
  • Leggo ancora dibattiti sugli “influencer” o sulla fiducia verso i blog e non so se ridere o piangere. E’ almeno dal 2009 che se ne parla e già allora mi chiedevo se non dovevamo superare questo ragionamento e parlare ad esempio di microsfera.
  • Non ho mai incontrato Luca Dello Iacovo ma ci leggevamo da anni. Da blogger ho cominciato a scrivere qualcosina su Nòva 24 grazie al concorso aperto Open Nòva che Luca De Biase lanciò anni fa, nello stesso periodo in cui credo cominciasse lui.
    Coetanei, lui di vicino Benevento ed io di Caserta, una passione per i temi della società dell’informazione che Luca coltivava meglio e più di me. Non conoscevo Luca, non ho mai lavorato a stretto contatto con lui ma da ieri mi pervade un senso di impotenza e un gran silenzio.
    Questo è l’ultimo pezzo che ha scritto e mi pareva doveroso ricordarlo così, con le sue parole e la voglia di raccontare, con precisione e senza clamore, l’innovazione.
  • Tommaso Cestrone, l’angelo della Reggia di Carditello, se ne è andato per un infrato. Aveva 48 anni, era un volontario della Protezione Civile, aveva una azienda agricola proprio vicino la Reggia ed era stato nominato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere come custode della Reggia.
    Con la sua roulotte, la proteggeva dagli infami. L’ha difesa fino alla fine: Tommaso è stato l’unico che abbia davvero amato e difeso quel bene (che è di tutti noi) senza mostrare alcun interesse personale, trascurando negli ultimi anni la sua famiglia ed i suoi cari, lasciato solo da politica, istituzioni ed a volte anche dalla cosiddetta società civile. 
    Negli anni ha subito diverse intimidazioni e – come ho scritto a Massimo Bray – spero che venga ricordato e abbia un riconoscimento per il suo valore civile. E’ una gravissima perdita per tutti noi.
  • E’ stato il primo anno che non ho partecipato per motivi di lavoro a Buy Tourism Online ed ho perso tanta roba. Fatemi dire però che il nuovo design del portale del turismo Italia.it non mi piace, lo rende più anonimo di prima.
  • Non so se avrò più tempo per scrivere su Usernet, voglio riprendere in mano il mio blog ed è il primo buono proposito del 2014, anzi una promessa.

Intanto tra qualche giorno pubblico un post dove cerco di capire dove sta andando la tecnologia su questa tèra. Lascia l’email così ti arriva e non lo perdi.